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Il racconto di un autista della Tep

«Minacciato di morte e sfiorato da una bottigliata»

«Minacciato di morte e sfiorato da una bottigliata»

24 Novembre 2024, 03:01

«Appena sono saliti ho subito intuito che avrebbero potuto creare problemi. Purtroppo non mi sono sbagliato». L'esperienza, dopo anni al volante di un bus, quasi sempre aiuta a prevenire i guai. Ma se qualcuno cerca guai ad ogni costo è tutto inutile: non si può fare altro che ridurre i danni.

«Ero partito da Sant'Ilario ed ero diretto a San Secondo e quando sono arrivato in viale Mariotti, erano da poco passate le 19.30», racconta l'ennesimo dipendente della Tep vittima di una aggressione nei giorni scorsi. E ancora adesso, a rivivere quei momenti, l'ansia gli torna a vibrare nella voce.

«Quel giovanissimi sono saliti in massa e hanno iniziato a strepitare, a urlare - prosegue il conducente che rinchiuso nel suo bozzolo di plexiglas si è diretto verso via Emilia. «Poco dopo ho sentito un forte odore di fumo e un passeggero mi ha avvisato che dei ragazzi avevano acceso delle sigarette a bordo». Inutile dirlo: è assolutamente proibito. E l'autista l'ha ricordato a quei giovani che invece che spegnerle hanno iniziato a inveire e minacciare. «Hanno cominciato con le offese. E ben presto sono passati a frasi ben peggiori: “ti ammazziamo”, “ti tagliamo la gola” e tutto il repertorio di casi come questi».

Frasi di ragazzini? Non proprio: soprattutto dopo che l'autista, ormai preoccupato, ha composto il 112 chiedendo l'intervento dei carabinieri. «Loro hanno sentito e si sono infuriati ancora di più. All'arrivo a San Secondo, quando il bus era ormai vuoto, hanno prima provato a rompere una bottiglia di vetro a bordo. Poi, non riuscendoci l'hanno scagliata verso di me, sfiorandomi solamente». E infine, non paghi, sono scesi sputando sui vetri e prendendo a calci il mezzo.

«Poi sono arrivati i carabinieri a cui ho raccontato l'accaduto, mentre il giorno successivo sono andato a sporgere denuncia», è la conclusione. A bordo del mezzo ci sono le telecamere e ora sono in corso accertamenti. La speranza è che si arrivi presto ad una identificazione. Ma restano la rabbia, l'amarezza. «Io riprenderò servizio sul mio bus: ma lo ammetto, non sono tranquillo. Queste cose non dovrebbero succedere».

Il commento di Tep

Il presidente di Tep, Roberto Prada, premettendo che non era a conoscenza dell'aggressione, ribadisce il «forte e continuo impegno di Tep che ha incontrato di recente anche l'Amministrazione. Il diritto dei lavoratori è quello di operare in sicurezza e stiamo lavorando. Ma per risolvere questi fenomeni non basta la repressione, ma serve anche uno sforzo di tipo sociale».

Luca Pelagatti

© Riproduzione riservata

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