TRUFFA
Gli era bastato leggere «arma dei carabinieri» e non si era preso nemmeno qualche secondo in più per controllare l'intero indirizzo mail, che in realtà poteva sembrare fin da subito palesemente falso. Nemmeno un sospetto lo aveva poi sfiorato quando aveva letto la firma in calce alla mail: comandante generale dell'Arma Lamberto Giannini. Che in quel momento comandava eccome, ma la polizia di Stato, per poi diventare, un paio di mesi dopo, prefetto di Roma. Ciò che lo aveva fatto subito sobbalzare era la convocazione per una serie di presunti procedimenti a suo carico per reati di pedopornografia. E lui - 60enne, parmigiano - si era subito affannato a rispondere: «Mi sarà capitato una o due volte di entrare in siti pornografici, ma in modo del tutto involontario». Meno di un'ora dopo, però, era arrivata la risposta dal finto comandante dei carabinieri che gli aveva «confermato» i reati. Tuttavia, per evitare che il suo caso diventasse di dominio pubblico seguendo la procedura legale ordinaria, c'era la possibilità, gli aveva scritto, di una «risoluzione amichevole» pagando una sanzione penale di 2.850 euro. Detto e (quasi) fatto, perché sborserà 2.075 euro prima di capire il raggiro. E ieri il truffatore - 38enne, foggiano, «specialista» del settore - ha patteggiato 9 mesi e 250 euro di multa.
Ma torniamo a quel 1 marzo 2023, quando la mail con i falsi atti giudiziari allegati l'aveva fatto precipitare in un incubo. Si immaginava già i titoli sui giornali. Così, non aveva avuto dubbi sulla scelta della «risoluzione amichevole», e aveva anche chiesto di poter rateizzare i 2.850 euro richiesti. Risposta positiva: avrebbe dovuto fare tre versamenti mensili, con il primo da 1.300 euro. Inoltre, sarebbe stato sottoposto a un periodo di sorveglianza di tre mesi e, nel caso di recidiva, sarebbe scattato l'arresto.
Il giorno seguente si era precipitato in Posta e aveva dato il via al primo bonifico. Puntuale, un mese dopo, era tornato all'ufficio postale facendo il secondo versamento da 775 euro, ma la sera stessa una mail firmata dal solito Giannini gli faceva sapere che quel pagamento non era stato accettato, per cui avrebbe dovuto farne un altro in base alle nuove coordinate bancarie che gli erano state inviate. Così, due giorni dopo era tornato nel solito ufficio postale rivolgendosi però direttamente alla direttrice per chiedere spiegazioni su quel versamento «fallito». A lei era bastato dare un'occhiata alla mail per capire. E indirizzarlo in caserma invece che a un nuovo sportello.
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