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SOLIDARIETA'

Gli «invisibili» del Natale: poveri in aumento

Gli «invisibili» del Natale: poveri in aumento

24 Dicembre 2024, 03:01

Sono in crescita, da almeno da tre anni, i parmigiani (vecchi e nuovi) che vanno avanti stringendo i denti: famiglie sempre più fragili e precarie, adulti senza lavoro, o con lavori «poveri», coppie alla ricerca di un alloggio dai prezzi abbordabili. «Siamo una città di forti diseguaglianze e la forbice si sta allargando» dice Maria Cecilia Scaffardi, direttrice della Caritas diocesana.

Il Natale degli invisibili

Una parte della città che soffre in silenzio, e che a Natale diventa forse meno invisibile a fronte dello scintillio delle luminarie, dello shopping e delle ricche tavole delle feste. «La povertà è in aumento dal periodo Covid, un trend iniziato nel 2022. Pesa sul panorama locale l'instabilità internazionale: non solo per l'arrivo di profughi, ma per il rialzo dei prezzi, la contrazione dei consumi, le bollette e gli affitti sempre più alti, il lavoro sempre più precario» dice Scaffardi.

I numeri parlano più delle parole: da gennaio a novembre di quest'anno la mensa Caritas di via Turchi ha servito 94.550 pasti. Erano stati poco meno di 88 mila nei 12 mesi del 2023 e poco meno di 71 mila nel 2022.

Serve cibo, ma anche abiti. La «boutique» della Caritas («la chiamo così perché l'abbiamo allestita come un vero negozio», dice Scaffardi) nel 2022 ha distribuito 22mila capi, nel 2023 quasi 24.500 e fino a fine novembre scorso oltre 24.200. «Sicuramente supereremo l'anno precedente», dice Scaffardi. Anche perché il freddo morde e c'è bisogno di coprirsi. Aumentano anche i fruitori della boutique: dai 1.970 del 2022 ai già 2.400 di questo fine novembre.

Dormitorio pieno

Tutti occupati i settanta posti letto del dormitorio maschile allestito, sempre da Caritas, in un'ala del Seminario. «Abbiamo una stanza isolata, con bagno dedicato, preparata nel periodo Covid, che ci permette di dare risposta alle emergenze, ma è un'accoglienza breve», spiegano alla Caritas. Caritas ha inoltre quattro strutture per profughi ucraini e provenienti anche da altri Paesi, 27 progetti per nuclei familiari, due strutture di accoglienza per studentesse con difficoltà economiche provenienti da altri Paesi.

Tanti senzatetto in stazione

Stasera e domani sono in programma due «cenoni» per i senzatetto della stazione a partire dalle 19. Il giorno di Santo Stefano invece è in programma un pranzo natalizio.

Più in generale, le cene distribuite alla stazione dai volontari dell'unità di strada «Padre Lino» dell'Assistenza Pubblica sono in aumento, spiega il vicepresidente della Pubblica, Andrea Galletti. Il pulmino parcheggia nel piazzale davanti alla stazione quattro volte a settimana: mercoledì, giovedì, venerdì e domenica dalle 19,30 alle 21 circa, e fa altre uscite sporadiche ogni due-tre settimane, dalle 20,30 alle 23,30. «Quando arriviamo c'è già una bella coda in attesa da un'ora», dice Galletti.

Il servizio, in convenzione con il Comune, esiste dal 2007. «Nei sacchetti che distribuiamo c'è pane, tonno o formaggio, acqua, succo, merendina, biscotti. Distribuiamo poi bevande calde e anche coperte. Al venerdì la Protezione civile offre la pasta, e una volta al mese l'associazione Al-Amal porta cous cous e piatti africani. Al sabato mattina “La ronda dei cuori amici di Joe” offre la colazione - spiega Galletti - Se l'anno scorso davamo al massimo 130 sacchetti al giorno, quest'anno sfioriamo anche i 180».

Ma distribuire cibo, per quanto utilissimo, non è l'obiettivo primario della Pubblica: «Vogliamo creare una relazione con le persone e indirizzarle alle strutture del territorio. Non è facile, perché i problemi sono sempre i soliti, tanti e non facilmente risolvibili: dipendenze, malattie, mancanza di un'occupazione stabile. C'è anche chi il lavoro ce l'ha, ma non può pagare l'affitto. Tanti stranieri, anche regolari, diventati disoccupati e in attesa della pensione. In dieci anni di servizio ho visto aumentare i bisogni» dice Galletti.

Sant'Egidio in prima linea

I pranzi di Natale per gli ultimi organizzati dalla Comunità di Sant'Egidio (5 quest'anno) rappresentano da sempre uno degli appuntamenti simbolo della solidarietà.

Non solo. La Comunità di Sant'Egidio fa servizio in stazione, al lunedì, offrendo
cibo e coperte: «Di solito distribuiamo 120 cestini, che sono il 15% circa in più
del 2022» dice Bruno Scaltriti, responsabile della Comunità di Sant'Egidio di Parma.

Che fa molto altro. «Abbiamo circa 300 famiglie, prevalentemente dell'Oltretorrente e di San Leonardo, che chiedono aiuto e alle quali distribuiamo pacchi cibo. E altre vorrebbero entrare nell'elenco, ma non c'è posto», dice Scaltriti.

«Ultimamente la casa è diventata un problema - continua Scaltriti - Poi ci sono anziani soli; rifugiati che, esaurito il periodo di tutela, restano senza niente; bambini i cui genitori sono fuori casa tutto il giorno per lavoro».

Diversi i progetti: «Il programma “Viva gli anziani” è per gli anziani soli dell'Oltretorrente: pranzo settimanale e frequenti telefonate per tenere i rapporti e offrire aiuto. Poi c'è la scuola di italiano nella nostra sede di borgo Santa Caterina e anche al centro immigrati di Martorano. Quattro doposcuola per elementari e media nell'Oltretorrente e al Montanara. Le visite agli anziani di Villa Parma», elenca Scaltriti.

«Misure strutturali»

Per Cecilia Scaffardi, il fenomeno delle povertà in crescita non può più essere affrontato lavorando solo sulle emergenze, ma con misure strutturali. «Bisogna confrontarsi sui nuovi bisogni e prevenire creando percorsi che magari non hanno un esito immediato, ma a lungo termine sono più risolutivi - dice - Lo sforzo, che già istituzioni ed imprese stanno facendo, va incentivato. Altrimenti la parte finora rimasta invisibile rischia di creare tensioni sociali».

Monica Tiezzi

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