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VIOLENZA

Sale sul bus, prende a calci il box dell'autista e lo ferisce: condannato

Sale sul bus, prende a calci il box dell'autista e lo ferisce: condannato

15 Gennaio 2025, 03:01

Le urla e le bestemmie, appena aveva messo piede a bordo, lasciavano immaginare una corsa ad alto rischio. Ma in realtà quel 12 marzo 2021 il bus della linea 15 aveva fatto in tempo a fare solo pochi metri prima di doversi fermare: un colpo violento al box in plexiglass della postazione dell'autista aveva reso impossibile ogni manovra, oltre a provocargli contusioni al ginocchio destro e alla mano sinistra. Un'esplosione di violenza, ma anche una sfilza di accuse per il passeggero incontrollabile: minaccia, danneggiamento, lesioni personali e interruzione di pubblico servizio. E, ieri, l'uomo - 35enne, colombiano, recidivo - è stato condannato a 8 mesi dal giudice Paola Artusi, come richiesto dal pm Antonella Destefano, che aveva proposto due mesi in più.

Un volto conosciuto. E anche riconoscibile, suo malgrado. Una lacrima tatuata sotto un occhio era il suo «segno particolare». Era bastato, infatti, che uno dei passeggeri descrivesse quel giovane uomo dalla pelle olivastra con un particolare «disegno» sul volto perché a un sottufficiale dei carabinieri venisse in mente il nome del colombiano che già due mesi prima aveva creato allarme su un altro bus in città. Quel giorno di marzo, però, sembrava che la situazione potesse degenerare. Appena salito a bordo, al capolinea di San Lazzaro, il 35enne aveva cominciato a bestemmiare. Espressioni che avevano subito infastidito - e impaurito - due passeggere. Così, l'autista si era sentito in dovere di intervenire per farlo calmare.

Poche parole, solo per invitarlo a smettere. E a tranquillizzarsi. Ma non aveva fatto in tempo a pronunciare le ultime battute che se l'era ritrovato incollato al divisorio in plexiglass, mentre lui stava facendo manovra per immettersi in strada. Il colombiano l'aveva guardato con aria di sfida e poi aveva piazzato un calcio potentissimo contro la barriera sfondandola. Così violento il colpo, che la protezione si era «abbattuta» anche sul ginocchio e sulla mano dell'autista. E con quell'affondo erano arrivate anche le minacce: «Ti ammazzo, ti sgozzo, ti taglio la testa».

Urlava e intimidiva. Aveva messo anche una mano in tasca, come se volesse afferrare un coltello. O almeno questa era l'impressione che aveva avuto l'autista. Che a quel punto aveva deciso di fermare il mezzo, anche perché in realtà non avrebbe più potuto proseguire visto che i danni al plexiglass della sua postazione non gli consentivano di fare le manovre adeguate. E poi aveva dolore alla mano e al ginocchio.

Il bus era bloccato tra il traffico, in mezzo alla strada. Così, un automobilista era andato a bussare alla porta per capire cosa fosse successo, se qualcuno avesse bisogno di aiuto. E l'autista aveva fatto scattare l'apertura. Tanto era bastato perché il 35enne sgusciasse fuori. Ma con quella lacrima sul viso era stato facile dargli un nome. E trovarlo.

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