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Parma Calcio

Ingenuità e pessima gestione, quando il coraggio non basta

Ingenuità e pessima gestione, quando il coraggio non basta

di Marco Bernardini

28 Gennaio 2025, 03:01

Errare è umano, perseverare è diabolico. Non è la prima volta in stagione che il Parma getta incredibilmente al vento occasioni d'oro per racimolare punti preziosi in chiave salvezza. Sono ben tredici finora quelli persi da situazioni di vantaggio e in tre casi, Napoli, Udinese e Milan a San Siro, una possibile vittoria si è trasformata in sconfitta amarissima dai molti rimpianti.

Coraggio
Il suicidio sportivo del Meazza ne lascia tanti in eredità perché, a differenza delle precedenti uscite, fino ai maledetti minuti finali si era vista di nuovo una squadra viva, ordinata e coraggiosa che aveva confermato di trovarsi maggiormente a proprio agio al cospetto delle «big». Il Milan di «big» ha avuto poco o nulla, sorpreso e mai in grado di prendere le necessarie contromisure alle ripartenze sempre ficcanti dei gialloblù. Il 4-4-2 iniziale a trazione anteriore, apparso ai più spavaldo e spregiudicato, si è rivelata, in realtà, una scelta azzeccata e in quella corsa, a seguire l'azione in contropiede, di capitan Delprato, al quarto gol in campionato (solo Zaccardo nel 2009/10 e Sensini nel 1997/98, entrambi a quota cinque, meglio di lui tra i difensori del Parma in serie A) era emersa tutta la voglia e la sfrontatezza di un gruppo giovane e senza timori reverenziali alla «Scala del calcio».

Ingenuità
Poi, e qui cominciano le note dolenti, sono bastate le solite ingenuità individuali e collettive per rovinare una giornata potenzialmente perfetta. Nel primo tempo, quella colossale del portiere Suzuki che spintona Pavlovic in area (nell'era del Var, il fallo non sarebbe comunque rimasto impunito) è costata il rigore del provvisorio pareggio di Pulisic che ha rianimato i rossoneri lenti e privi di idee. E, in coda, il finale da incubo che completa la frittata: tre reti, di cui una annullata a Pavlovic per fuorigioco millimetrico, e la chance sprecata da Jovic in appena sette minuti, tra il 43' e il 50' della ripresa, derivano da un mix di paura, poca malizia, esperienza, fisicità e una pessima gestione del risultato.

Qualche pallone in più spedito lontano dall'area o alcune perdite di tempo qua e là avrebbero fatto comodo ma i ducali si sono abbassati troppo e hanno favorito così l'assalto disperato ma ampiamente prevedibile dei padroni di casa. Pesa, soprattutto, l'errore di lettura nel 2-2 di Reijnders, che si è presentato indisturbato davanti alla porta: Haj Mohamed, più ancora di Sohm, non chiude la linea di passaggio e non vede il movimento dell'uomo alle sue spalle, Valeri, fuori posizione, non stringe verso il centro e Valenti scala in ritardo non riuscendo a frenare l'incursione del centrocampista olandese. Al 95' c'è stato il ribaltone in mischia di Chukwueze, tenuto in gioco da Hainaut che lascia crossare Bartesaghi da sinistra con sette giocatori del Parma un po' leggeri nelle marcature all'interno dei sedici metri.

Le sostituzioni
Sul banco degli imputati finiscono anche i cambi discutibili di Pecchia: perché Haj Mohamed e non Keita (bocciatura definitiva per il belga?) o Estevez al posto di Hernani quando sarebbero serviti più muscoli e capacità d'interdizione in mezzo al campo? E come mai nel finale non si è pensato ai centimetri di Leoni (e al conseguente passaggio alla difesa a tre) per contrastare Pavlovic sulle palle alte meglio di quanto non sia accaduto con Hainaut e Valeri? Interrogativi sicuramente più facili col senno del poi, che non hanno una risposta ma denotano che i cambi, spesso decisivi in passato, in questa circostanza non si sono rivelati all'altezza e in panchina c'erano, probabilmente, altri elementi più adatti in quel determinato frangente.

Il «corazziere» Djuric
Negli istanti più concitati, la stazza del «corazziere» Djuric avrebbe dato manforte ai compagni in difficoltà ma l'esordio del centravanti bosniaco merita una riflessione più approfondita: se da un lato la trasferta di Milano si addiceva poco alle sue caratteristiche, dall'altro il Parma ha effettuato solo undici cross, il dato più basso delle ultime partite, e continua a schierare gli esterni a piede invertito, più specializzati nell'accentrarsi e tentare la conclusione che non a puntare la linea di fondo per il traversone.

Ora gli scontri diretti
La situazione sarà diversa a livello tattico già a iniziare dai prossimi due scontri diretti con il Lecce, di scena venerdì sera al Tardini, e a Cagliari. Sfide salvezza dal valore doppio in termini di classifica e morale, a cui il Parma arriva arrabbiato e deluso dopo la beffa di San Siro ma, allo stesso tempo, rinfrancato sul piano della prestazione e mosso da un grande spirito di rivalsa. «Il lavoro e la voglia di raggiungere gli obiettivi è l'unica strada...testa a venerdì», il messaggio postato su Instagram dal neoacquisto Vogliacco. E da qui bisogna ripartire in vista del momento cruciale del campionato.

Marco Bernardini

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