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Keita: «Abbiamo le qualità per rimanere in serie A»

Keita: «Abbiamo le qualità per rimanere in serie A»

di Marco Bernardini

24 Marzo 2025, 03:01

Mandela Keita, fedele al suo nome di battesimo, sa cosa significare lottare e combattere ogni giorno. Senza arrendersi mai. E piano piano è riuscito a conquistarsi la fiducia di tutti: quella dei compagni di squadra, sì, ma, soprattutto, dell'allenatore Cristian Chivu che lo ha subito eretto a pilastro irrinunciabile del proprio centrocampo. Quattro presenze consecutive, dall'inizio alla fine, e, a sorpresa, la nomina di vice capitano nell'ultima trasferta di Monza prima della sosta, suggellata da una prova di grande sostanza e dall'assist per l'eurogol di Bonny. Sei mesi dopo quell'esordio da incubo di metà settembre al Tardini con l'Udinese, in cui da subentrante ricevette due cartellini gialli e la conseguente espulsione nel giro di appena diciotto minuti. Una mazzata tremenda per l'acquisto più oneroso dell'era Krause, pagato la scorsa estate dodici milioni di euro più tre di bonus dall'Anversa e che anche nelle partite successive, una volta smaltito lo choc, ha faticato tanto a ingranare tra qualche ammonizione di troppo, errori evitabili e sostituzioni affrettate, facendo sorgere più di un dubbio sulla bontà dell'operazione. Poi una lenta e graduale crescita fino all'avvento in panchina del tecnico rumeno che, nella linea mediana a tre, non può fare a meno del dinamismo, della capacità di recuperare palloni e dell'equilibrio garantiti dal belga di origini guineane. E «Mandy», come lo chiamano i compagni, può sorridere ripensando al passato e all'impatto complicato con il calcio italiano, ora solo un ricordo sbiadito nel tempo.

Qual è il giudizio sui primi mesi in Italia?

«Non avevo cominciato bene, nella prima partita ho preso due cartellini gialli -dichiara il centrocampista, classe 2002, di Leuven, che capisce già l'italiano e lo parla in maniera discreta- è difficile per me perché sono venuto con fiducia, molta passione, avevo l'obiettivo di mostrare a tutti, in primis alla società, che ero pronto a giocare nel Parma e volevo lavorare duro per aiutare la squadra. Dopo l'espulsione, tutti mi hanno aiutato a superare mentalmente quest'episodio e sono grato alla società, ai compagni e allo staff per essermi stati sempre vicini. Ho impiegato due settimane a riprendermi poi grazie al lavoro e all'ascolto tutto è stato lasciato alle spalle».

Come si spiega le difficoltà iniziali?

«Era qualcosa di nuovo per me, una nuova esperienza nella mia vita. Tutti a Parma, dalla società al direttore sportivo fino ai compagni e allo staff, mi hanno aiutato ogni giorno dandomi fiducia e invitandomi a lavorare di più. Anche la famiglia mi ha sempre protetto».

Quanto le ha pesato l'investimento del Parma nei suoi confronti?

«Onestamente non troppo, io penso solo a giocare bene e aiutare la squadra. Sono molto felice che abbiano fatto questo per me e mi considerino così importante. Ma non ci faccio caso, io voglio solo aiutare la squadra».

Qual era il suo rapporto con Pecchia?

«Lo reputo un allenatore molto intelligente, ho rispettato le sue scelte. Mi ha sempre dato fiducia anche dopo il cartellino rosso e quando è andato via ci siamo scambiati alcuni messaggi: mi ha aiutato in ogni situazione e mi ha detto che sto migliorando sempre di più».

Cos'è cambiato dall'arrivo di Cristian Chivu?

«Per me non tanto perché anche Pecchia mi ha dato la possibilità di giocare, anche se non per l'intera durata della partita, ed ero felice del minutaggio. Certo, sono contento che un tecnico come Chivu, che è stato un grande giocatore, e il suo staff mi abbiano concesso maggior fiducia. Ora vedo più intensità, più coraggio, più voglia: per noi è molto importante restare in serie A, siamo molto giovani ma abbiamo le qualità per mantenere la categoria. Dobbiamo e devo lavorare tanto e fare bene le cose».

Quella di Monza è stata la sua miglior prestazione?

«Penso di aver giocato altre buone partite però concordo che a Monza sia stata una delle migliori. Ma posso fare meglio e questo non è un punto d'arrivo: devo continuare a lavorare ogni giorno a testa bassa e tenere i piedi per terra».

Si aspettava di essere il vice capitano?

«Sinceramente è stata una sorpresa anche per me -sorride- è una bella dimostrazione di fiducia, il mister e i compagni mi stanno dando una grossa mano. Mi sento un po' come un leader, voglio aiutare la squadra a rimanere in serie A che è la cosa più importante».

Come ha vissuto il passaggio al centrocampo a tre?

«Non è cambiato troppo a livello personale, in passato avevo giocato a due sia all'Anversa che al Leuven e nei tre posso essere utilizzato da regista e mezzala».

Qual è il suo ruolo preferito a centrocampo?

«Mi piace giocare da “play” ma anche da mezzala, non ho preferenze».

Quanto vi può dare il recupero a tempo pieno di Bernabé?

«Tutti sappiamo che Bernabé è un giocatore molto importante per noi, ma anche gli altri centrocampisti in rosa sono e saranno importanti in questa fase della stagione».

Con chi ha maggiormente legato in squadra?

«Mi piace parlare con tutti, ho un bel rapporto con Simon (Sohm ndr), Delprato, Bonny, Bernabé, Leoni e Almqvist ma vado d'accordo con tutti».

Come si sta inserendo Ondrejka già suo compagno all'Anversa?

«Jacob ha delle grandi qualità e un buon tiro, si sta allenando bene e sono convinto che saprà ritagliarsi il suo spazio».

Cosa servirà per ottenere la salvezza?

«Lavorare, lavorare, avere fiducia in noi stessi e la forza dei tifosi e dell'ambiente per stare tutti uniti perché quest'anno è molto importante salvarsi».

Come vede la bagarre nei bassifondi?

«È difficile, tutte le squadre sono molto forti ma dobbiamo lavorare di più e, soprattutto, fare dei punti vincendo più partite possibili. Abbiamo bisogno dei nostri tifosi, solo in questo modo possiamo raggiungere l'obiettivo».

In cosa potete migliorare?

«Siamo una squadra giovane e possiamo migliorare in tutte le zone del campo, sia in fase difensiva che in quella offensiva».

Cosa si attende dalla prossima sfida salvezza di Verona?

«Sarà una partita molto interessante con tanti duelli, dovremo lavorare sodo in settimana e dare tutto per provare a vincere uno scontro che è molto importante».

Come ha reagito alla mancata convocazione in Nazionale?

«Questa è la vita, è normale che, come ogni calciatore, sperassi nella chiamata e sia rimasto un po' deluso. Adesso devo lavorare di più e ancora meglio per puntare a essere convocato in futuro».

Quali sono le principali differenze tra il calcio italiano e quello belga?

«In primis, la qualità dei giocatori perché in Italia affronti squadre molto forti ed è normale che ci sia più qualità. E questo è meglio per me che posso migliorare come calciatore e anche come uomo».

Gli avversari più forti incontrati finora in serie A a livello di squadra e singoli?

«Anche se ero in panchina, l'Atalanta, vista dal vivo, mi ha impressionato molto e tra i calciatori scelgo Paredes: è molto intelligente, bravo nel controllo della palla e nei passaggi. Da “play” vede il gioco come pochi».

Da centrocampista quanto è stato importante Van Bommel nella sua crescita?

«Arrivavo dal Leuven all'Anversa e il mister mi ha aiutato nei piccoli dettagli da centrocampista che altri non vedevano ma lui sì».

Qual è il suo giudizio su Parma?

«Mi piace molto perché è una città calma, non troppo grande ma bella».

Come si sta trovando con i tifosi del Parma?

«Il rapporto è top, quando presi i due cartellini gialli ho pensato nella mia testa “ok, è finita per me” ma i tifosi mi hanno sempre sostenuto e aiutato a rialzarmi in un momento difficile».

Qual è il suo sogno nel cassetto?

«Adesso penso solo a stare in serie A, chiudere la stagione nel migliore dei modi e fare molto bene con il Parma. Dopo in futuro si vedrà».

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