Intervista
«I reati che riguardano i minori sono in aumento». Non usa giri di parole Giuseppe Di Giorgio, procuratore capo del Tribunale dei Minori di Bologna, per inquadrare i casi di violenza e disagio giovanile.
Lo spiega con un dato: «Il trend, purtroppo è in crescita - dichiara -: anche nel 2024 c'è stato un aumento del 20% delle iscrizioni di procedimenti rispetto all'anno precedente». Un fenomeno che nella quotidianità si traduce in «furti che si trasformano in rapine», minacce che degenerano in violenza fisica («spesso spuntano fuori coltelli»). Il web, poi, amplifica il fenomeno, trascinando spesso l'aggressività in rete: «Anche i casi di cyberbullismo sono sempre più frequenti», fa sapere Di Giorgio, nei giorni scorsi a Gtalk. Un tema complesso, che il procuratore capo del tribunale dei Minori affronta con la Gazzetta di Parma.
Procuratore, qual è il fenomeno che preoccupa di più?
«Ci sono una serie di reati che vengono commessi. Sicuramente uno dei fenomeni più diffusi è quello del bullismo, che viene definito cyberbullismo se effettuato attraverso strumenti tecnologici che, proprio per la velocità, rischia di diffondersi in maniera molto incisiva. I numeri e le statistiche della Procura dei minori testimoniano effettivamente un aumento di questo fenomeno nel tempo».
Anche a Parma si sono registrate diverse rapine davanti a scuola, minacce, violenza fisica. Si può parlare di baby gang?
«Il termine baby gang ha significati che spesso non vengono colti in maniera precisa. Diciamo che i minori tendono a compiere reati in compagnia, con numeri molto alti. Sicuramente questi fenomeni, fuori dalla rete, sono frequenti e sono in crescita, soprattutto per quanto riguarda i reati contro il patrimonio, che spesso sfociano in reati contro alla persona: dal furto alla rapina il passaggio è veloce. Ci sono gruppi di minori che compiono reati e rapine, ma non è corretto immaginarli come associazioni a delinquere come quelle che si formano tra adulti e che sono stabilmente dedite alla commissione di reati».
Ci sono dei dati a riguardo?
«I numeri delle iscrizioni di procedimenti aumentano di anno in anno. C'è un trend purtroppo in crescita, che anche nel 2024 ha visto un aumento quasi del 20% rispetto all'anno precedente».
Quali sono i reati che i minori commettono più frequentemente?
«I reati commessi dai minori sono essenzialmente furti, che molto spesso degenerano in rapine, quindi viene usata la violenza per ottenere quello che si cerca. Spesso questo accade tramite l'uso di coltelli, che sono molto diffusi ed emergono facilmente in questi contesti. Poi ci sono episodi di aggressioni di diverso tipo, spesso originate da litigi banali».
Cosa c'è, secondo lei, dietro a questi comportamenti?
«Sicuramente un disagio dei nostri ragazzi che si manifesta spesso in un tentativo di affermarsi, cercando di imporre la propria volontà e personalità su altri minori, anche solo spaventando. Il tutto degenera spesso in comportamenti di sopraffazione e prepotenza, che purtroppo sono molto diffusi. Pii c'è anche il caso di chi si difende da contesti di bullismo e finisce per eccedere nella risposta».
Questo nella rete. E fuori, nel mondo reale, cosa succede?
«La percezione è chiaramente quella di un elevato tasso di rischio nel navigare nel web. Perchè si rischia di essere vittima di reati, ma anche di commetterli. La facilità con cui si possono tenere condotte errate trasmettendo certi contenuti rende facile trovarsi dalla parte del torto. Si parla di uso consapevole dei social anche proprio per non incorrere in comportamenti che possono nuocerci»
E l'apparato legislativo è adeguato a questa realtà?
«L'apparato normativo, almeno dal punto di vista penalistico, è molto importante e consente di intervenire, fare indagini e punire i comportamenti più gravi. Chiaramente l'attenzione del legislatore deve essere rivolta alla prevenzione, all'educazione, e su questo ci sono stati tanti interventi educativi, che se ne sono fatti carico. Però, certo, un'attività costantemente in evoluzione che richiede continua attenzione. Non è sufficiente fare un provvedimento normativo e poi abbandonare il tema».
Cosa possono fare le diverse agenzie educative e le istituzioni?
«L'educazione è la prima risposta. Quindi direi di continuare ad educare e spiegare cosa ci sia di sbagliato nel mettere in atto determinati comportamenti. Poi è fondamentale prevenire e farlo in maniera incessante: certo, non ci si possono aspettare risultati immediati, ma occorre seminare e sperare di raccogliere i frutti, anche a lunga distanza».
Nella nostra città, presidi e docenti delle diverse scuole si sono incontrati con il prefetto per trovare alcune soluzioni ai fenomeni di violenza davanti agli istituti scolastici.
«Il confronto e l'attenzione a questi fenomeni sono fondamentali. Sicuramente occorre fare molta prevenzione ma anche segnalare i responsabili quando si conoscono, sia alla scuola che alle forze dell'ordine, poi alla Magistratura per i fatti più importanti che meritano di essere indagati. In modo da permetterci di aiutare le persone prima che compiano un'escalation pericolosa: ci sono programmi che permettono al minore di affrontare un percorso di crescita non facile».
Infine, c'è un messaggio che vuole lasciare alle giovani generazioni?
«Ai ragazzi vorrei dire: pensate. Cercate di evitare comportamenti impulsivi e soprattutto di difendere i più deboli e non essere mai dalla parte del più forte che vuole sopraffare e approfittare degli altri. Ecco: difendete i più fragili».
Anna Pinazzi
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata