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Serata per Campanini

Le note di Gabriele per gli ultimi: un potente testamento di speranza

Le note di Gabriele per gli ultimi: un potente testamento di speranza

di Asia Rossi

09 Novembre 2025, 03:01

«Assenza, più acuta presenza». Così scriveva Attilio Bertolucci. E con queste parole la giornalista Katia Salvini ha voluto ricordare il marito, il clarinettista parmigiano Gabriele Campanini, durante la serata che venerdì, nella sala Anedda dell’Assistenza Pubblica, Parma ha dedicato alla sua memoria. Parole che sembrano racchiuderlo interamente: la sua musica, la sua visione, la sua umanità.

A un anno dalla scomparsa, la città non ha guardato indietro, ha ascoltato ancora una volta Gabriele, in quella presenza sottile che continua a vibrare tra le note e nelle persone che lo hanno amato. La serata si è aperta con un filmato che mostrava Gabriele sulla riva del mare mentre suonava una composizione ispirata alla lotta contro l’abbandono della plastica. Le sue note, leggere e profonde, sembravano disegnare un paesaggio interiore, restituendo quella sensibilità discreta e potente che lo ha sempre accompagnato. È stato un inizio silenzioso ma intenso, come un respiro collettivo prima della memoria.

Poi la proiezione del musical «Il ladro di Dio», l’ultima opera scritta con il fratello Gianluca Campanini e la moglie Katia Salvini, ha riportato il pubblico nella Parma del primo Novecento, sulle orme di Padre Lino. Il musical si apre con un monologo che introduce l’Oltretorrente, un quartiere povero e vivo, in cui le ingiustizie e la dignità si toccano. Sullo schermo si alternavano immagini di miseria e speranza: una madre che ruba carbone per scaldare la figlia, uomini in cerca di lavoro, Padre Lino che distribuisce cibo e conforto. La regia ha saputo restituire un mondo duro ma attraversato da gesti di luce.Nelle parole raccolte durante la serata è emersa una consonanza profonda tra la figura di Gabriele e quella di Padre Lino: la stessa attenzione agli ultimi, lo stesso sguardo pieno di umanità. Padre Giovanni ha ricordato come Gabriele avesse messo «il suo carisma al servizio del bello e del bene», mentre Emore Valdessalici, già presidente degli Amici di Padre Lino, ha definito il musical «uno spaccato importante, capace di trasmettere i valori della solidarietà e dell’amore per il prossimo».

Il momento più intenso è arrivato con Katia Salvini, che ha definito il musical «un vero testamento morale». In «Il ladro di Dio» ha spiegato, «ci sono tutti i temi che Gabriele amava: l’attenzione agli ultimi, alle ingiustizie». E ancora: «Gabri si è fatto testimone di speranza, ci ha lasciato qualcosa che continua a farci sentire meno soli». Il presidente dell’Assistenza Pubblica, Maurizio De Vitis, ha ricordato come «il servizio rivolto alle persone senza fissa dimora sia una prosecuzione naturale dell’eredità di Padre Lino», annunciando che le offerte raccolte durante la serata saranno destinate a sostenerlo.

Quando la sala si è svuotata, è rimasto il silenzio delle grandi presenze: quella musica, quelle immagini, quelle parole che hanno restituito a Parma non solo il ricordo di un artista, ma la continuità di una voce. Un’assenza che, come diceva Bertolucci, continua a farsi presenza acuta e incredibilmente viva.

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