La denuncia dei residenti della zona di via Buffolara
«Vanno e vengono a qualsiasi ora. Ma una cosa è certa: spesso escono da li persone che stanno andando al lavoro. Perché uno che si alza tutti i giorni alle 6 del mattino lo fa solo per andare a guadagnarsi da vivere».
A parlare è una delle residenti della zona di via Buffolara, mentre il rudere è un vecchio stabilimento abbandonato in via Caselli, a due passi dalla massicciata della ferrovia. Una storia, questa, che va avanti da tempo e che l'associazione «Noi del Pablo, Golese, San Pancrazio» denuncia con preoccupazione. Quell'immobile, sotto sequestro da almeno otto anni, è infatti diventato il dormitorio per una piccola schiera di disperati. E come sempre in casi come questi chi abita intorno deve fare i conti con «rifiuti abbandonati e una crescente sensazione di insicurezza». Ma senza rabbia, solo con comprensibile preoccupazione.
«Il quartiere è sempre stato disponibile e aperto al dialogo - spiega Chiara Caselli, presidente dell'associazione - ma la convivenza con una situazione di degrado sta diventando insostenibile. I cittadini segnalano rumori notturni, rifiuti, presenze nelle corti condominiali. Le famiglie vogliono solo serenità». Per di più, rivela l'associazione, in quella casa sono state notate luci accese: «Il collegamento alla rete dovrebbe essere stato eliminato da tempo. Il sospetto è che siano stati fatti allacci irregolari».
E come se non bastasse c'è un'altra situazione paradossale: «A poche centinaia di metri si trova un dormitorio pubblico attrezzato, che però apre solo da dicembre a marzo, spingendo per il resto dell’anno molte persone verso gli stabili vuoti della zona». Come, appunto, quel caseggiato diventato ormai poco più di un cumulo di macerie. «Ecco perché chiediamo un intervento - conclude la presidente Chiara Caselli . - Serve la messa in sicurezza dello stabile sotto sequestro, un presidio costante dei servizi sociali, interventi di pulizia straordinaria e una revisione dell’utilizzo del dormitorio oltre ad un un tavolo urgente con Comune, forze dell’ordine e operatori».
r.c.
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