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LA DECISIONE

Società partecipate, la Corte dei conti bacchetta il Comune per Parma Infrastrutture e Forma Futuro

Società partecipate, la Corte dei conti bacchetta il Comune per Parma Infrastrutture e Forma Futuro

di Pierluigi Dallapina

19 Novembre 2025, 03:01

La Corte dei conti scrive al Comune di Parma e lo bacchetta sulla governance delle società partecipate. La notizia diventa benzina per l'opposizione, con Fratelli d'Italia e Lega che chiedono all'amministrazione di fare chiarezza e di rispettare le indicazioni dei giudici contabili, mentre dal municipio ribattono: il modello di governance adottato è il più adatto ai compiti delle due società finite sotto la lente e, in più, non esiste nessun danno erariale.

La pronuncia della Corte dei conti che ha sollevato il caso si riferisce a Parma Infrastrutture (dove il Comune è socio unico) e a Forma Futuro, ente di formazione partecipato anche dai Comuni di Fidenza e Fornovo.

Per i giudici contabili, le due società partecipate dovrebbero essere gestite da un amministratore unico e non da un consiglio di amministrazione, in quanto è la legge che predilige la prima formula per una questione di contenimento dei costi. Gli enti locali avevano motivato la scelta del cda al posto dell'amministratore unico, ma per la Corte dei conti la spiegazione si è rivelata insufficiente.

Priamo Bocchi (FdI)

«Non intendo enfatizzare il richiamo della Corte dei conti riguardo alla forma di governance delle partecipate Forma Futuro e Parma Infrastrutture: nel documento è sottolineato che non siamo davanti ad un danno erariale dal momento che i costi dei rispettivi cda rispettano i limiti di legge», premette Priamo Bocchi, capogruppo di FdI in consiglio comunale. «Tuttavia ci aspettiamo delle risposte dall’assessore Lavagetto: intende o no adempiere alle prescrizioni, ricorrendo ad un amministratore unico? L’impressione è che al Pd, che siano remunerate o meno, piaccia sempre moltiplicare le poltrone», conclude in tono molto polemico.

Lega Parma

«È un richiamo pesante che testimonia scarsa attenzione alle normative vigenti che prevedono l’amministratore unico come forma ordinaria di gestione derogabile solo in presenza di ragioni ineccepibili e verificate», afferma la Lega di Parma in una nota.

«Nella delibera non c’è nulla che possa giustificare la scelta: solo frasi generiche sulla “complessità” della società, che infatti la Corte ha giudicato insufficienti. La domanda allora è inevitabile: perché moltiplicare i posti nell’organo amministrativo e perché rischiare di utilizzare i rimborsi spese come indennità mascherate?».

Il tono è molto duro. «Ora il Comune deve fare un dietro front e rivedere la sua decisione conformandosi alla normativa di legge. La Lega continuerà a vigilare, perché l’azione amministrativa della Giunta, anche nelle partecipate, assicuri trasparenza, rigore e rispetto delle norme e non serva per assicurare posti e rimborsi a compagni di partito».

La replica di Lavagetto

Agli attacchi dell'opposizione risponde il vicesindaco Lorenzo Lavagetto, che tra le sue deleghe ha anche quella alle società partecipate. «Si tratta, in sintesi, - dice riferendosi al richiamo della Corte dei conti - di una richiesta di integrazione delle motivazioni che hanno portato i soci alla scelta di ricorrere ad un organo collegiale per due società. Come di norma, in collaborazione con le società interessate, forniremo alla Corte le integrazioni richieste, ritenendo del resto che tali scelte fossero suffragate da validi motivi. È altresì opportuno sottolineare che i limiti di spesa stabiliti dalle norme sono stati rispettati nelle designazioni e che il principio di contenimento dei costi è pienamente salvaguardato e non si può configurare alcun danno erariale. Compiremo dunque tutte le ulteriori valutazioni di merito».

P.Dall.

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