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Intervista

Cochi Ponzoni: «I comici di oggi? Noi volavamo più alto»

Cochi Ponzoni: «I comici di oggi? Noi volavamo più alto»

di Lucio D’Auria

27 Novembre 2025, 03:01

«La canzone intelligente oggi? Difficile...». Ci sono volte, più di altre, in cui non è facile trovare la «domanda intelligente». E - per il timore dell’interlocutore, per la sua storia, per il rispetto - ci si inceppa sul più bello. Una conversazione con Cochi Ponzoni è una di quelle volte: attore, cantautore e artista geniale (quando l’attributo era riservato a pochissimi e non abusato come oggi), inventore di un modo rivoluzionario di fare varietà e far ridere in televisione, sulla scena da oltre sessant’anni, Cochi Ponzoni sarà sabato a Fidenza al Teatro Magnani (ore 21, ingresso libero fino a esaurimento posti) per ritirare il premio Mangiacinema, all’interno della terza serata del festival «Mangiamusica-Note pop, cibo rock» edizione 2025. La «ricetta» prevede come di consueto il racconto della «mangiastoria» introdotta da Gianluigi Negri in apertura di serata con la «scoperta» e la degustazione gratuita di alcuni dei migliori prodotti del territorio. Lo spettacolo del gusto di sabato sarà firmato da Luca Bergamaschi delle Cantine Bergamaschi di Samboseto (Busseto), che presenterà i vini guareschiani Fortana, Lambrusco e Champagnino della Bassa, con le originali etichette disegnate dallo stesso Giovannino Guareschi negli anni ‘60 (le degustazioni si tengono nel foyer del Teatro al termine degli spettacoli).

Con Cochi Ponzoni, sul palco, il cantautore Claudio Sanfilippo con la sua band, in una serata intitolata, non a caso, «Canzoni intelligenti».

«La nostra, quella mia e di Renato (Pozzetto) è rimasta nell’immaginario. La cantano ancora oggi in tanti, significa che un senso ancora ce l’ha. Nel frattempo non ne hanno scritta un’altra, perché è cambiata completamente la scena: noi prendevamo in giro i tentativi di quelli che provavano a scimmiottare i cantautori seri, impegnati, gli autori. Allora c’erano i grandissimi, oggi c’è chi prova a seguire le orme di un cantautorato intelligente con scarsi risultati...».

Lei però porta ancora in scena i pezzi storici, anche a Fidenza lo farà, quindi il loro senso resta immutato?
«A Fidenza ritirerò il premio e sarò accompagnato da Claudio Sanfilippo e dalla sua band composta da Val Bonetti alla chitarra, Marco Brioschi a tromba e flicorno, Rino Garzia al contrabbasso. In occasioni come queste eseguo i brani più amati del repertorio scritto con Renato e quelli di grandi amici come Bruno Lauzi, Gaber, Jannacci. Sono canzoni che sono rimaste e che la gente ancora ama».

Ma lei come guarda al passato? Il suo sguardo è malinconico?
«Assolutamente no. Io ho vissuto gomito a gomito con i grandissimi, con quelli che abbiamo citato, e ripropongo ogni volta i pezzi con gioia. Non guardo al passato con malinconia, anzi».

Ma oggi c’è qualcuno che le piace nel mondo della canzone?
«Certo, la scena è cambiata ma ci sono quelli bravi. Quando ho visto la prima volta Mahmood a Sanremo è pensato subito che avrebbe vinto… Mi sembra che oggi però una volta raggiunto il successo subentri una maggiore omologazione, ci sia una sorta di ripetitività».

Le piattaforme e la Rete hanno ampliato l’offerta ma abbassato la qualità?
«Il filtro che facevano le case discografiche era fondamentale. Oggi lo fanno forse alcuni talent tv, da lì arrivano artisti molto preparati tecnicamente dal punto di vista vocale. La Rete permette il dilagare di fenomeni estemporanei, che durano poco. Una cosa che prima quel filtro non permetteva. Sulla scrittura poi è un altro discorso...».

Vale anche per i comici?
«Oggi mi sembrano più concentrati sul quotidiano. Alcuni mi fanno anche ridere, ma la gran parte giocano su meccanismi legati alla vita di tutti i giorni, anche quelli più dissacranti. Noi volavamo più alto».

Nostalgia del passato?
«No, come ho detto guardo al passato con il sorriso».

Insomma certe volte, per fortuna, arrivano in soccorso le risposte intelligenti.

Lucio D’Auria

© Riproduzione riservata

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