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La storia

«Eroico» Caleffi: a 17 anni in porta col perone rotto

«Eroico» Caleffi: a 17 anni in porta col perone rotto

10 Dicembre 2025, 03:01

L’amore per la squadra, il rispetto per i compagni, il senso di responsabilità e tanto coraggio possono spingerti oltre il dolore. Questo è ciò che è accaduto a Mathias Caleffi, portiere del Cus Parma, classe 2008, che sta giocando il campionato Under 18 regionale Figc, dove, in occasione della gara fra Cus Parma e Sarmatese, il giovane estremo difensore ha compiuto un gesto tanto bello quanto rischioso, decidendo di rimanere in campo fino al termine della partita, pur avendo subito la frattura del perone. «Stavamo giocando una gara equilibrata - racconta Caleffi - e al 20’ subisco un fallo piuttosto duro: un avversario mi entra a piedi pari sulla caviglia. Immediatamente ho avvertito un dolore lancinante, ma non sapevo che si fosse fratturato il perone, tant’è che dopo pochi istanti, pur sofferente, ho deciso di continuare a giocare. Eravamo in difficoltà e in quell’occasione non c’era neppure il secondo portiere, quindi avrei dovuto lasciare in porta un giocatore di movimento. Già la partita non stava andando benissimo e quindi ho stretto i denti e ho pensato: "Non posso lasciare la squadra in difficoltà", e ho portato in fondo la gara».

Dopo il triplice fischio, però, sei stato portato al pronto soccorso perché il dolore non era passato.

«Sì, con il piede gonfio, il dolore era ormai insopportabile, tant’è che siamo andati al pronto soccorso. La diagnosi è stata impietosa: frattura del perone. Speravo si trattasse di una forte contusione e invece ora mi sono dovuto fermare e ho il gesso (si parla di tre mesi per il recupero pieno ndr), che i miei compagni sono venuti tutti a firmare».

Malgrado questo avete poi perso 2-1, ma il tuo gesto è stato encomiabile.

«L’ho fatto per i miei compagni perché in quel momento avevano bisogno di me. D’altro canto anche loro mi hanno aiutato tanto, contribuendo alla mia crescita e domenica mi hanno dato la forza per superare il dolore che stavo provando».

Sei un portiere strutturato e sei determinato. Credi di poter fare carriera?

«Sono alto 187 centimetri e sono agile, tecnicamente non sono male; mi auguro di avere la possibilità di fare qualcosa nel calcio. Il mio sogno è quello di arrivare al Tardini e di esordire nel Parma, come fece Buffon tanti anni fa, anche se sono troppo giovane e Buffon l’ho visto soltanto nel suo ultimo anno al Parma. Io comunque farò di tutto per arrivare il più in alto possibile e spero che i miei sacrifici un giorno possano essere ripagati con soddisfazioni sul campo».

È Buffon il tuo idolo? Oppure c’è un altro portiere al quale ti ispiri?

«Lui è stato senz’altro uno dei portieri più forti al mondo, ma l’ho visto giocare poco. Il mio idolo è Leandro Chichizola. Era al Parma due anni fa, ora gioca nel Modena. Suo figlio gioca ancora al Cus Parma, nei più piccoli. Ho avuto modo di conoscere personalmente Chichizola: mi piace molto come portiere, ma anche come si pone, come si muove e per certe cose credo di assomigliargli».

Tu però, se non erro, non sei stato fortunatissimo a livello di infortuni.

«In effetti è così. Ho iniziato col calcio a 6-7 anni, dopo aver provato a giocare a basket. Ho fatto tre stagioni alla Montanara e mezza al Carignano dove ho subito un brutto infortunio alla clavicola: sono stato operato due volte e mi sono fermato per due anni, costretto allo stop da una placca in titanio. Tre anni fa mi è stata tolta e ho ricominciato a giocare, dopo una lunga riabilitazione: questa è la mia terza stagione al Cus».

Insomma, infortuni permettendo, il tuo sogno resta quello di diventare un calciatore?

«Certo, parallelamente vorrei studiare fisioterapia, dopo la maturità al Parini, ma farò di tutto per trovare la mia strada nel mondo del calcio. Io credo che da ogni cosa possa emergere qualcosa di positivo e anche questo infortunio, magari, potrà nascere qualcosa di bello».

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