VIOLENZA SESSUALE
Lui e altre tre ragazze in quell'appartamento a Parma che avevano deciso di condividere. Lontani centinaia di chilometri da casa per studiare e lavorare, si spartivano le spese dell'affitto e delle bollette, ma nel tempo lui e Alice (la chiameremo così) - 29 e 30 anni - si erano avvicinati sempre di più. Una storia tra alti e bassi, che tuttavia, nell'estate del 2021, li aveva portati anche a passare uno spicchio di vacanze insieme: qualche giorno in Salento, dove lei era tornata per le ferie. Ma nove mesi dopo tutto era finito drammaticamente in pezzi: Alice si era addormentata accanto a lui e si era improvvisamente svegliata con la mano stretta in quella di lui e appoggiata sui suoi genitali per masturbarlo. Accusato di violenza sessuale, aggravata dalla minore difesa (visto che Alice dormiva) e dal rapporto di coabitazione, il ragazzo - originario di Siracusa - ieri è stato condannato a 1 anno e 6 mesi. Il collegio, presieduto da Alessandro Conti, gli ha riconosciuto il «fatto di minore gravità», oltre alle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, concedendogli la sospensione della pena a patto che frequenti un percorso di recupero da cominciare entro 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. La pm Sara Faina aveva richiesto il doppio della pena. E ad Alice, che si era costituita parte civile assistita dall'avvocata Samuela Frigeri, è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di 3mila euro.
Quella sera di maggio del 2022 Alice e il ragazzo avevano visto un film sdraiati a letto, dopo aver bevuto un paio di bicchieri di vino e fumato uno spinello, almeno secondo quanto ha spiegato lui in aula. Uno accanto all'altra, ma poi la sua versione è opposta a quella di Alice: «Io ero in dormiveglia, ed è stata lei a mettere le mani nelle mie parti intime. Poi, a un certo punto, mi ha guardato male e mi ha cacciato via, come aveva fatto anche altre volte, dopo aver avuto rapporti».
Insomma, Alice avrebbe preso l'iniziativa. Ma lui si sarebbe anche sentito «manipolato e usato» da una ragazza che lo voleva, poi lo respingeva e tornava a cercarlo, nonostante, ha voluto aggiungere, «frequentasse anche un altro».
Da carnefice a vittima. Ma il suo racconto non regge, almeno in questo processo di primo grado. E, forse, a convincere i giudici, oltre alla ricostruzione di Alice, che subito dopo si è confidata con le coinquiline e con un'amica, sono stati i messaggi del giorno successivo tra i due. Lei gli scrive: «Ti rendi conto di quello che mi hai fatto?». E lui risponde: «Mi sono reso conto, non ci sono parole di scusa e devo starti lontano».
Sembra una confessione, ma quando i giudici e la pm gli chiedono di spiegare quelle parole, lui replica: «Ero scosso, volevo tenerla calma, perché avevo intuito la sua intenzione di farmi del male».
Ma è Alice ad aver subito. Questa è (almeno per ora) la trama di quella sera.
Georgia Azzali
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