PATTEGGIAMENTO
Stessa terra d'origine, ma le loro vite si erano incrociate a Verona nel 2007, e dopo qualche mese avevano deciso di andare a convivere. Non era andata come immaginavano: lavoro a singhiozzo e pochi soldi, così erano tornati in Moldavia. Sette lunghi anni, durante i quali erano nati due figli, uno nel 2010 e il fratello nel 2016, e avevano anche deciso di sposarsi. Ma subito dopo la nascita del secondo bambino, c'era stata una nuova scommessa sul futuro. Un'opportunità di lavoro per entrambi in Italia. E avevano deciso di ricominciare da Parma. Ma l'equilibrio si era spezzato già pochi mesi dopo: lui, spesso ubriaco, diventava aggressivo, ed erano cominciate le discussioni. Qualche bevuta di troppo, all'inizio, poi il ritorno dal lavoro si era trasformato in uno squallido copione: insultava, minacciava e alzava le mani. Maria (la chiameremo così) era il suo bersaglio. A volte si era ritrovata le sue mani attorno al collo, e lui che le urlava: «Sei arrivata fin qui, ma questa è la tua fine, adesso ti uccido».
La sensazione di soffocamento. Il timore di non riuscire a liberarsi da quella morsa. A volte anche davanti allo sguardo atterrito del figlio maggiore. Ricorda ancora tutto di quegli istanti, Maria. Così come non riesce a dimenticare quel giorno in cui lui l'aveva sbattuta con forza contro uno specchio, solo perché lei gli aveva fatto notare che era ubriaco fradicio. «Guarda che p... a che sei», le aveva gridato afferrandole la testa.
Qualche mese dopo, verso la fine di dicembre del 2019, era talmente rabbioso che aveva scosso così violentemente il letto in cui erano distesi Maria e il figlio più grande, 9 anni appena, per tentare di farli cadere a terra. E quando lei aveva cercato di prendere il telefonino per chiamare aiuto, lui lo aveva afferrato graffiandole le mani, poi se ne era andato.
Aggredita. E umiliata. Nonostante il suo lavoro da infermiera, grazie al quale a volte aveva fatto fronte da sola alle spese, si era sentita dire, con i figli accanto: «Tornate a casa che non vi do più un soldo».
Eppure, anche lui diceva di volersi separare, ma in Moldavia, perché sarebbe stato meno oneroso. E nel 2020 Maria l'aveva seguito in quel breve viaggio a casa per avviare le pratiche del divorzio, diventato effettivo nel gennaio del 2021. Era convinta. Determinata. Anche perché qualche mese prima, dopo che lui era rimasto fuori casa per diverse settimane, se l'era ritrovato un giorno in giardino: ubriaco fradicio, le si era avvicinato e le aveva dato una testata al naso. Un dolore lancinante. Aveva barcollato, stava per cadere. Ma in quell'istante aveva deciso che non avrebbe più piegato la testa.
Accusato di maltrattamenti, l'ex marito, 43 anni, nei giorni scorsi ha patteggiato 2 anni davanti alla gip Sara Micucci. La pena sarà sostituita con lavori di pubblica utilità da svolgere all'associazione San Cristoforo.
Capitolo chiuso, dal punto di vista giudiziario. Ma fino allo scorso anno, nonostante il divorzio e le case separate, per Maria quell'uomo è stato un'ombra inquietante: se lo ritrovava spesso sotto casa, era costretta a sopportare le sue minacce urlate al telefono o i suoi insulti sparati davanti a tutti. Come quella sera, a cena in un locale con i figli e alcune colleghe, quando lui era apparso e aveva gridato: «Non dici alle tue amiche che non dai da mangiare ai bambini?».
Georgia Azzali
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