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Medici senza frontiere

Carmine Del Rossi, chirurgo pediatrico, taglia il traguardo di 50 missioni umanitarie

Carmine Del Rossi, chirurgo pediatrico, taglia il traguardo di 50 missioni umanitarie

29 Dicembre 2025, 03:01

C’è chi il tempo lo misura in missioni umanitarie e magari, grazie ad esse, lo inganna pure. Carmine Del Rossi di missioni ne ha appena compiute cinquanta, traguardo festeggiato con la sua équipe in un ristorante etiope di Hargheisa, capitale del Somaliland. Festa con sorpresa: mentre lui spegneva le candeline con la fatidica cifra accese su una torta al cioccolato, dagli altri tavoli in coro si intonava «Happy Birthday to you»: per il chirurgo, che - pur non dimostrandoli - di anni ne ha compiuti 76. Scherzi della solidarietà, benefica non solo per chi la riceve. L’ex primario, civica benemerenza del premio Sant’Ilario nel 2022, ha messo il proprio bisturi al servizio di chi altrimenti sarebbe intrappolato nella sofferenza. Ne ha fatto una delle ragioni di vita: solidarietà insegnata insieme con la Chirurgia pediatrica e praticata con i colleghi e gli infermieri di «Operare per», l'onlus fondata nel 1991. La sua 50esima volta è coincisa con una prima: mai Del Rossi era stato in Somaliland, il Paese che sulla carta non c’è, ma nei fatti sì. Con una bella topografia di problemi, primo fra tutti la mancanza di medici, specie per gli indigenti e i più piccoli.

Al suo fianco, Laura Lombardi, sua ex allieva e ora chirurga pediatrica al Maggiore, con qualche esperienza in più di lui in questo lembo settentrionale e secessionista della Somalia. Era stata infatti lei ad aprire la strada per Hargheisa, dopo aver curato e quasi adottato la figlioletta di una coppia di pastori somali, stuprata per mesi a quattro anni da uno o più orchi. Dopo l'orrore della prima visita, la bimba era stata ribattezzata Speranza, quasi per esorcizzare la gravità del caso. Il nome era stato di buon auspicio: tre interventi (per una ventina d’ore complessive) guidati da Del Rossi al Maggiore di Parma la riportarono alla vita che prima le era negata per l’incontinenza assoluta sia di urina che di feci, a causa delle gravissime lesioni a vagina, vescica e retto.

Il suo caso fece sì che si creasse un legame diretto tra Parma e quell'angolo sperduto di Corno d’Africa, tanto che ora la tutrice della bambina oggi dodicenne definisce Laura Lombardi «un dono di Allah» e il male subito da Speranza parte di un disegno, grazie al quale ora tanti bambini possono essere curati. La chirurga e l’allora direttore del reparto Emilio Casolari, succeduto a Del Rossi, furono invitati ad Hargheisa. Un piccolo ospedale c’era, costruito dalla onlus torinese Med Across: serviva chi lo facesse funzionare, magari cercando anche di formare personale locale. «Operare per» ancora una volta rispose presente.

Lo scorso anno, la prima missione in Somaliland di Laura Lombardi (a sua volta ormai veterana sui vari fronti umanitari). La solita full immersion in sala dalle 8 alle 20, preceduta dal footing all’alba. Più che una corsa, una fuga dalle raccomandazioni alla prudenza, dai cani randagi e dal velo d’ordinanza nei Paesi dove vige la shaaria. «Quest’anno – allarga le braccia lei – niente più allenamento. Alloggiavamo in centro, e anche i 400 metri che ci dividevano dall’ospedale li percorrevamo in pulmino». Troppo pericoloso andar per strada? Esagerata l’ansia di chi aveva organizzato la missione? Non era il caso di sperimentarlo. Le uniche due distrazioni dal lavoro sono state la gita al mercato dei dromedari, con la visita finale al centro di raccolta e di ripopolamento dei ghepardi salvati dai bracconieri da un benemerito australiano.

Per quanto riguarda il podismo, la chirurga si era messa avanti: le sue scarpette avevano macinato chilometri nei mesi precedenti la missione, soprattutto da luglio al 18 ottobre, quando ha corso la maratona di Lubiana in 3 ore e 29 minuti. Oltre che di questo tempo, Laura è orgogliosa delle maratone quotidiane di chirurga, di madre di due ragazzi (di 16 e di 8 anni) e di atleta tenace. Che dedica buona parte del tempo libero al lavoro della solidarietà: quello che stipendia con sorrisi, abbracci o sguardi sintesi di infinità di parole.

«Lo facciamo per cambiare in meglio la vita delle persone» dicono all’unisono lei e Del Rossi. E migliaia sono le vite cambiate dall’ex primario di Chirurgia pediatrica del Maggiore, dalla prima missione in Bangladesh nel 1991, nello scarno ambulatorio ai margini della giungla. A quella, solo nel Paese delle maree ne seguirono altre 31, grazie alle quali furono eseguiti 3.700 interventi. Dieci le missioni in Ruanda (per 300 interventi), tre a Entebbe con Emergency, ma di mesi tra il maggio del 2021 e il maggio del 2022, per un totale di 500 operazioni, quattro in Iraq (per un centinaio di bambini curati). Migliaia di operazioni umanitarie, «la più importante delle quali l’ho fatta a Parma – spiega Del Rossi – ed è quella che ha permesso di ridare una vita normale a Speranza». Sarebbe stato difficile ottenere lo stesso risultato senza gli anni di esperienza in Bangladesh, dove lesioni simili erano state provocate in giovani donne da parti da affrontare senza indugio con il taglio cesareo.

Speranza è stata anestetizzata anche stavolta, ma solo per un controllo. «Tutto procede al meglio - sorride Laura Lombardi -. Ha ribadito l'intenzione di tornare in Italia, per diventare dottore». Altri 35 bambini, invece, sono stati operati nell'ultima missione. Sei i casi di estrofia vescicale risolti; due nella stessa famiglia: un bimbo di due anni e la sorellina di 12». Terzo chirurgo in Somaliland con «Operare per» era Giovanni Mosiello del Bambin Gesù di Roma; gli anestesisti, Luciano Bortone (Parma) e Davide Penno (Torino), le infermiere, tutte di Parma, Simona Fontechiari e Katia Ugoletti e le strumentiste Angela Scalogno e Patricia Escobar.

«Fatico a rendermi conto di ciò che ho fatto - mormora Del Rossi, guardandosi indietro -. Sono semmai gli altri a farmelo capire». E oltre a chi ha cambiato vita grazie a lui c’è chi cambierà la vita del prossimo mettendo in pratica gli insegnamenti del boro doctor («il grande dottore», per i bangladesi). «In Somaliland stiamo formando un chirurgo pediatrico locale laureato in Etiopia. Fare in modo che altri continuino la nostra opera è una grande soddisfazione». Che dire poi, quando il testimone passa in famiglia? Eleonora, l’ultima figlia del chirurgo, laureata in Medicina al San Raffaele in ottobre, partirà con il padre e gli altri per il Bangladesh il 4 gennaio. Missione 51, per Del Rossi: di questo passo, presto saranno più degli anni.

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