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Petriccioli: «Ci siamo ritirati per salvare il Noceto»

Petriccioli: «Ci siamo ritirati per salvare il Noceto»

di Paolo Mulazzi

14 Gennaio 2026, 03:01

Nessuno si augura di leggere di una squadra che si ritira dal campionato in corso d’opera, o anche al termine, anche se non significa la fine di quel club.

Quella notizia è apparsa venerdì scorso riguardante il Noceto, che col suo comunicato ha ufficializzato il ritiro dalla serie A2 per seri problemi economico-gestionali dopo appena 5 partite giocate.

L’ultima è stata il derby casalingo con la Rugby Parma del 6 dicembre, dopo settimane difficili e con tanti giocatori che avevano abbandonato, con il punto di non ritorno a metà novembre durante la sosta per la Nazionale.

Ora il presidente del Noceto, Enrico Petriccioli, sessantaquattro anni, pontremolese, ex presidente del Lunigiana Rugby, entrato in carica a settembre del 2023 dopo la lunga presidenza di Andrea Scozzesi, scende nei dettagli di come si è arrivati a tale decisio-
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Presidente, cos’è cambiato da quando vi siete iscritti a luglio? O bisogna partire da più lontano?
Avevamo deciso di fare l’A2 poiché non erano previste retrocessioni per cui potevamo stare tranquilli. Il budget era stato già ridotto di circa il 30% rispetto alla stagione precedente e avevano contribuito anche i giocatori. Poi in estate, proprio a cavallo dell’iscrizione, abbiamo avuto un accertamento fiscale riguardante le stagioni 2021/22 e 2022/23 dopo il quale abbiamo concordato, con l’Agenzia delle entrate, una rateizzazione di quanto dovuto, che ci ha scombussolato i piani, ovviamente. Nel frattempo uno sponsor importante si è defilato per cui dovevamo trovare una soluzione coi giocatori. Durante la sosta per la Nazionale abbiamo detto ragazzi, non abbiamo più le risorse che pensavamo di avere, chi vuole essere libero, ok, chi è disponibile a restare ben venga e per continuare contavamo sull’apporto di alcuni giocatori della cadetta che milita in serie C, dai quali, però, abbiamo avuto un diniego: mi sarei aspettato una sensibilità diversa. A quel punto o ci ritiravamo o provavamo a mettere insieme una squadra in altro modo. Abbiamo chiesto ai club del circondario un sacrificio: darci qualche giocatore in esubero fra A Elite, A e B con un impegno sul futuro per consolidare il rapporto; c’è stata soltanto una piccola disponibilità da parte del Valorugby Emilia, non sufficiente, purtroppo. A quel punto non restava, molto a malincuore, che ritirarci, mettendo le risorse a disposizione del settore giovanile e delle persone che lavorano per il club.

Nella rosa, però, c’è chi lamenta mancanza di chiarezza e trasparenza da parte vostra.
Avrebbero accettato di giocare gratis? Col senno di poi... Quando avevamo fatto gli incontri per i piani per la nuova stagione annunciando tagli per abbassare il budget, nessuno ha detto che avrebbe giocato anche gratis. Mi era stato anche chiesto di ingaggiare un numero 10, e non soltanto lui. Certo, col senno di poi è stato un errore prendere alcuni giocatori da fuori e col fatto che non c’erano retrocessioni avremmo potuto fare il campionato con un budget ancora inferiore, chiedendo ulteriori sacrifici ai giocatori.

Dagli ambienti della Federazione qualcuno l’ha chiamata?
Mi ha fatto piacere la telefonata del presidente Duodo. Mi ha detto di capire il mio rammarico, ma che stando così le cose abbiamo fatto la scelta giusta.

Nonostante vi siate presentati al derby con 19 elementi disponibili e con tutte le questioni di cui sopra, la squadra ha giocato una partita, l’ultima, encomiabile, con tanto orgoglio e intensità, tanto che avete perso soltanto sul filo di lana.
E di questo massima gratitudine a chi è rimasto. Non critico chi è andato via prima, penso, però, sia mancata la prova d’amore per questa maglia.

A Noceto, inteso come comunità, cosa si sente di dire?
Avevo dato la disponibilità a farmi da parte, anche se l’accertamento non riguardava la mia gestione, se fosse arrivato qualcuno che si impegnava, su carta, a dare un sostegno economico per poter proseguire. Qualche persona, che ringrazio, si è fatta avanti, ma non era sufficiente.

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