BARDI
Un’avvincente escursione nella storia e nella musica tradizionale è stata la prima edizione del Festival sulla musica popolare che ha esordito a Bardi sul tema «Storia della piva delle nostre valli». Nella Sala Lituania della Casa della Gioventù, Patrizia Raggio dell’associazione Il Cammino Val Ceno ha introdotto i relatori Paolo Simonazzi e Gianmaria Conti. Paolo Simonazzi, già nel gruppo «La piva dal carnér» e leader del D’Esperanto Trio, ha iniziato spiegando la configurazione della piva, tra i più antichi strumenti dell’Appennino parmense e della Val Nure.
Ha poi ricostruito il contesto in cui lo strumento, antesignano della fisarmonica e del violino, veniva suonato: feste di piazza, matrimoni, funerali. La piva era anche utilizzata in emigrazione per spettacoli di strada. Il termine denomina anche una danza che si ballava saltellando, uomini e donne divisi in schiere. Gli ultimi suonatori hanno «ciocato» la piva fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Nella modernità sono stati abbandonati i saltelli e la divisione tra maschi e femmine e si è passati al ballo liscio.
Delle musiche antiche, ha concluso Simonazzi, rimangono uno scarno repertorio e solo 28 esemplari di piva, per lo più tronchi. Gian Maria Conti, studente di Medicina e appassionato della musica tradizionale, ha condiviso gli esiti delle sue ricerche sulla piva e i suonatori nel bardigiano effettuate attraverso interviste, visite agli archivi parrocchiali e studi sull’onomastica. Conti ha individuato quattro figure di suonatori di piva: Isidoro Bracchi, classe 1831, gestore di una trattoria al passo delle Pianazze; Luigi Minetti, classe 1897, di Gravago, che emigrò con la sorella Adelina che suonava l’armonica; Giosafat Volpi, classe 1875, di Pietrarada, che emigrò negli Stati Uniti durante la corsa all’oro e poi in nord Europa; Giovanni Belli, classe 1790, di Cacrovoli, ricordato dai parenti come “zio pivàn. Tra gli storici suonatori dello strumento in val Ceno c’era Andrea Cordani di Varsi, detto “Ciocalapiva”. Il Museo Guatelli di Ozzano conserva la piva di Lorenzo Ferrari, altro suonatore storico.
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