TRIBUNALE
- Ci avevano sperato fino all’ultimo, nella gabbia degli imputati della Corte d’appello di Brescia, Olindo Romano e Rosa Bazzi. Ma per loro non si riapriranno le porte del carcere: dopo 3 udienze e cinque ore di camera di consiglio, resta quella parola già scandita davanti ad altri tribunali. Ergastolo.
L’avvocato Fabio Schembri, difensore storico dei coniugi, non vuole però parlare di benefici del regolamento pentitenziario. «Siamo delusi - dice dopo la sentenza - e faremo ricorso in Cassazione». Rimane battagliero anche Azouz Marzouk, che nella strage perse la moglie, Raffaella Castagna, il figlo Youssef, di due anni, e la suocera Paola Galli. Il tunisino si è costituito parte civile ma da tempo sostiene l’innocenza dei coniugi. «Io resto convinto che non siano stati loro. Finché non verranno riaperte davvero le indagini resto della mia idea». Chiede scusa ai fratelli Castagna sui quali, tempo fa aveva avanzato ombre? «Non li conosco», taglia corto.
Non è servito alla difesa confutare il racconto del supertestimone Mario Frigerio, che nell’eccidio ebbe uccisa la miglie Valeria Cherubini, si salvò miracolosamente, diventando il superteste del processo e riconobbe Olindo come aggressore: «E' stato lui, disgraziato», aveva detto con certezza in aula, Non è servito ipotizzare che le confessioni di Olindo e Rosa, poi ritrattate, fossero state "insufflate" da carabinieri e inquirenti, anche a causa della debolezza mentale degli imputati (i consulenti della difesa sostenevano che Rosa avesse un quoziente di intellgenza pari a 58). Inutile cercare di svalutare la macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco della Seat Arosa di Olindo, nè chiamare in causa un tunisino che intendeva riferire i timori di Azouz quando era in carcere, per cercare di sostenere la pista alternativa del regolamento di conti nello spaccio di droga.
Per i giudici tutte queste non sono prove nuove e non comportano il proscioglimento degli imputati, come impone invece il ristretto perimetro della revisione. Istanze quindi che non possono nemmeno essere analizzate nel merito. Commentano il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli e l’avvocato generale Domenico Chiaro. 'Siamo soddisfatti perché sono state accolte le nostre richieste. Gli atti giudiziari bisogna studiarli dalla A alla Z e saperli leggere e tanti che hanno commentato questa vicenda non lo hanno fatto» ha detto il pg per il quale la decisione dei giudici di Brescia conferma le prove «granitiche» contenute nelle tre sentenze precedenti. «Si era diffusa la vulgata secondo cui tutte le sentenze si basavano solo su tre indizi, invece fin dall’inizio vi era una piattaforma indiziaria che conduceva a Olindo Romano e Rosa Bazzi», ha aggiunto Chiaro.
Giuseppe Castagna, con il fratello Pietro, dopo questa decisione vuole tornare a «una vita normale, dopo che ce l'abbiamo avuto sconvolta per 18 anni». Azozu non ci conosce? «Meglio così, non merita nemmeno un commento"».
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