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ROMA

Giorgia Meloni indagata per il caso Almasri. Atti al Tribunale dei Ministri - Video

La premier in un video spiega di aver ricevuto un "avviso di garanzia". L'Anm precisa: "Nessun avviso di garanzia, la politica ha frainteso" 

La premier Meloni: "Ho ricevuto un avviso di garanzia per il caso Almasri" - Video

Almasri

28 Gennaio 2025, 17:26

«La notizia di oggi è questa il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, lo stesso del fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino Almasri avviso di garanzia inviato anche al ministro Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano presumo al seguito di una denuncia che è stata presentata dall’avvocato Luigi Ligotti ex politico di sinistra molto vicino a Romano Prodi conosciuto per avere difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi». Lo annuncia la premier Giorgia Meloni in un video. 

«Ora i fatti - aggiunge la premier - sono abbastanza noti la Corte penale internazionale dopo mesi di riflessione emette un mandato di arresto internazionale nei confronti del capo della polizia giudiziaria di Tripoli, curiosamente la Corte lo fa proprio quando questa persona stava per entrare sul territorio italiano dopo che per 12 giorni aveva serenamente soggiornato in altri tre Stati europei». 

L'accusa: favoreggiamento e peculato 
Il procedimento che ha portato la Procura di Roma all’iscrizione nel registro degli indagati della premier Giorgia Meloni, i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, nasce da un esposto presentato dall’avvocato Luigi Li Gotti in cui si ipotizzano i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del generale libico Almasri. Nella denuncia si chiede ai pm di piazzale Clodio che vengano «svolte indagini sulle decisioni adottate e favoreggiatrici di Almasri, nonché sulla decisione di utilizzare un aereo di Stato per prelevare il catturato (e liberato) a Torino e condurlo in Libia». 
La denuncia contro la presidente del consiglio, Giorgia Meloni e altri membri del governo per il caso Almasri è stata presentata «per dignità». Lo ha detto l’avvocato Luigi Li Gotti, questa sera a «E' sempre carta bianca», su Rete 4. «Per me era insopportabile - ha detto Li Gotti - che venissero dette una serie di menzogne, che un boia venisse resituito alla Libia con un aereo di stato per continuare a fare quel che faceva: torture, violenze sessuali, omicidi».

Tensione alla Camera 
Tensione nell’Aula della Camera dopo la notizia dell’avviso di garanzia a Giorgia Meloni. Nicola Fratoianni (Avs), che stava parlando delle mozioni sul Medio Oriente, ha introdotto il tema suscitando le proteste della maggioranza. «Consiglierei un pò di relax ai colleghi della destra. Io parlo di quel che voglio. La notizia di un avviso di garanzia al presidente del Consiglio, ai ministri di Interni e Giustizia in relazione al caso Almasri è perfettamente attinente». «E infatti non le ho tolto la parola... Colleghi per favore, vi prego...», è intervenuto Giorgio Mulè cercando di riportare la calma in Aula. 

Atti al Tribunale dei Ministri 
«In relazione all’indicato procedimento gli atti sono stati inoltrati al Collegio per i reati ministeriali del Tribunale dei Ministri». E’ quanto si legge nella comunicazione di «iscrizione nel registro delle notizie di reato», firmato dal procuratore Francesco Lo Voi, nei confronti della premier Giorgia Meloni, dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano. 

L'Anm: "Nessun avviso di garanzia, la politica ha frainteso" 
In una nota l'Associazione nazionale magistrati ha precisato: «Si segnala, al fine di fare chiarezza, il totale fraintendimento da parte di numerosi esponenti politici dell’attività svolta dalla procura di Roma, la quale non ha emesso, come è stato detto da più parti impropriamente, un avviso di garanzia nei confronti della presidente Meloni e dei ministri Nordio e Piantedosi ma una comunicazione di iscrizione che è in sé un atto dovuto perché previsto dall’art. 6 comma 1 della legge costituzionale n. 1/89. La disposizione impone al procuratore della Repubblica, ricevuta la denuncia nei confronti di un ministro, ed omessa ogni indagine, di trasmettere, entro il termine di quindici giorni, gli atti al Tribunale dei ministri, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati affinché questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati. Si tratta, dunque, di un atto dovuto». 

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