La parola all'esperto
Mi rivolgo a Voi per saperne di più sulla “casa green” della quale tanto si parla. Lettera firmata
RISPONDE L'ESPERTO: Daniela Barigazzi (avvocato, consulente Confedilizia)
È un argomento vasto e delicato. Nasce dalla decisione europea di rendere gli edifici abitativi efficienti dal punto di vista ambientale. Tutti gli immobili dovrebbero raggiungere entro il 2030 la classe energetica E per poi raggiungere la classe energetica D entro il 2033. Sarebbero esclusi gli edifici storici; sottoposti a tutela; collocati in zone vincolate e protette; di culto; le abitazioni indipendenti inferiori a cinquanta metri quadrati; le seconde case a patto che siano abitate per meno di quattro mesi all’anno.
Si vorrebbe arrivare a zero emissioni provenienti dagli edifici entro il 2050; ma quali sono le condizioni degli immobili italiani? E’ il patrimonio più datato d’Europa nel quale hanno grande peso i centri storici ed è fuori di dubbio che gli obiettivi che l’Europa si pone sono davvero problematici sotto diversi punti di vista. E’ pienamente condivisibile l’obiettivo di ridurre le emissioni ma dev’essere anche fattibile. Migliorare le prestazioni energetiche di svariati milioni di edifici in un arco temporale fra i cinque e gli otto anni, è un’impresa titanica mentre invece è necessario darsi obiettivi realistici.
Confedilizia vi si sta impegnando dal 2021; ha ottenuto il risultato determinante di far annullare l’iniziale divieto di locare o di vendere gli immobili che non si fossero adeguati ai nuovi standard europei. Rimane tuttavia la preoccupazione per le ricadute sul mercato immobiliare e su quello delle ristrutturazioni perché, anche rispetto alla mole di edifici sui quali intervenire, i tempi sono strettissimi. Si rischia una tensione senza precedenti sul mercato, per le maggiori difficoltà per accedere al credito per acquistare immobili; si rischia inoltre un aumento spropositato dei prezzi nonchè l’impossibilità di reperire materie prime, ponteggi, manodopera qualificata, ditte specializzate. Nell’immediato, l’effetto potrebbe essere quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani con l’ulteriore conseguenza di un impoverimento generalizzato delle nostre famiglie. Dice bene chi afferma che il provvedimento europeo rischia di tradursi in una “patrimoniale occulta” che colpirebbe le famiglie meno agiate obbligandole ad indebitarsi per sostenere i costi dell’adeguamento in esame. Come ribadito anche al Renovation Tour, tenutosi a Bologna ed organizzato da UIPI (Union Inernationale Propriètè Immobilière), non bisogna ricorrere all’imposizione ma occorrono invece incentivi, gradualità oltre all’idividuazione di modalità compatibili con il nostro territorio, le nostre città. Occorre poi considerare che l’Italia ha subito nel tempo molti terremoti: la priorità, quindi, andrebbe riservata alla riqualificazione antisismica.
Sul piano operativo saranno gli Stati membri a definire non solo le eventuali esenzioni dalla norma, ma anche tutte le misure e gli incentivi necessari a raggiungere i target stabiliti. Si auspica quindi vi sia un poderoso impegno dei Parlamentari italiani affinchè spariscano tutte le criticità evidenziate.
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