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Lettere al direttore

La manipolazione delle parole

07 Settembre 2024, 16:10

Egregio direttore,
la manipolazione del linguaggio, vietando parole o sostituendole con altre o modificandone il significato o coniando neologismi, è la prima fase della strategia adottata dai regimi per imporre alle popolazioni condizioni che, se non fossero introdotte gradualmente, non verrebbero accettate. Questa metodica è stata sì utilizzata dal nazismo, ma questo non esiste più, e lo è tuttora dalla propaganda russa. Di Matteo Salvini si può dire che ha opinioni discutibili e che le esprime in modo inopportuno, ma non che faccia manipolazioni; anzi, proprio l’esternare senza remore è il suo punto debole.

Il pericolo rappresentato dalla modificazione del linguaggio, che ha il fine di manipolare il pensiero, oggi, nel mondo occidentale, deriva piuttosto dall’ideologia woke, che è avallata dalla sinistra, nel segno dell’inclusione, per la tutela delle minoranze, per la creazione di un mondo nuovo, globalizzato, dove sono aboliti i confini e non ci siano più differenze tra etnie, tra i sessi e in qualsiasi ambito, cancellando culture, tradizioni, identità. Parole con suffisso «fobia» vengono utilizzate in modo inappropriato per demonizzare chi (del tutto legittimamente) discute criticamente sul tema.
Termini per identificare categorie di persone, essendo ritenuti scorretti e discriminatori, vengono sostituiti da altri, che poi a loro volta sono rigettati.
Si è inventato lo schwa, funzionale al progetto gender.
In alcuni Stati occidentali si rischia il carcere se non si usa il giusto pronome per i trans. Va bene cercare il corrispondente femminile delle parole che indicano le professioni o le cariche, che sono ora formulate al maschile, ma senza farne un’ossessione e cadere nel ridicolo e nella cacofonia.
Perché allungare inutilmente le frasi col menzionare entrambi i sessi per non utilizzare il pratico maschile neutro?
Ormai siamo come la rana bollita di Chomsky, che, in una pentola in cui la temperatura dell’acqua viene aumentata gradualmente, vi si adatta e, quando l’acqua diventa bollente, non ha più la forza di saltare fuori. Dobbiamo (diversamente) risvegliarci!
Stefano Pasetti
Parma, 5 settembre

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