Lettere al direttore
Gentile direttore,
nei giorni scorsi ci ha lasciati Dante Ferri, esponente storico e di grande valore della destra parmense. Conservo di lui un ricordo indelebile e legato alle mie prime esperienze politiche. Dante era una persona di grande umanità e rigore morale, un vero esempio per i giovani di allora. Persone come Dante, Gianluigi Busi, Alcide Bizzarri, Alfredo Piccoli (solo per citarne alcuni) mi fecero da subito capire quanto quel partito (allora MSI) a cui mi avvicinavo ragazzino, fosse guidato soprattutto da persone per bene. Dante Ferri era un «omone» dall'aspetto maesoso, severo, con due baffoni da uomo dell'ottocento, dai modi semplici (tipico delle persone di valore) e dotato di uno spirito, di una arguzia e di una intelligenza rari. Era profondamente legato alla sua Noceto e radicato nei valori più autentici della nostra civiltà contadina: quando stringevi la sua mano, segnata dal duro lavoro (era stato casaro di Parmigiano Reggiano e poi magazziniere), sentivi di stringere quella di un galantuomo.
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