×
×
☰ MENU

Mezzo secolo con noi, sempre “sul pezzo”

Mezzo secolo con noi, sempre “sul pezzo”

31 Agosto 2021, 08:56

Una presenza insostituibile. Dedizione e fedeltà. Tremila volte grazie: tanti quanti sono gli articoli che ha scritto per la «Gazzetta»
 

Sarà una «Gazzetta» più povera, senza Giuseppe Marchetti, Pino per tutti noi che lo conoscevamo da una vita e che gli abbiamo voluto bene. Era una certezza. “Pescava” perle dal pozzo della sua cultura, dai meandri di una memoria prodigiosa, dai suoi scaffali traboccanti di oltre ventimila libri. Che fosse un commento per il Nobel appena assegnato, una recensione o il coccodrillo di un autore famoso, lui era sempre “sul pezzo”. Con una velocità di esecuzione che non ha mai finito di sorprenderci.

Ci mancheranno i suoi articoli, la sua pacatezza, la competenza. Ci mancherà la sua qualità. E ci mancherà il suo sorriso. Le quattro chiacchiere quando lo si incontrava in centro, a passeggio con l’inseparabile e adorata Giovanna o (finché ci sono state) alla presentazione di un libro. Ci mancherà moltissimo il suo entusiasmo, che era quello di un ragazzino che cerca di mettersi in mostra, non del critico letterario ufficiale della «Gazzetta» da ben 48 anni. E le telefonate: «Ricordati quel pezzo, è da un po’ che aspetta».
Era un personaggio completamente “analogico”, mai convertito al computer, tollerava tutt’al più il cellulare (quando si ricordava di metterlo in tasca). È stato l’ultimo dei Mohicani, che ha continuato fino all’ultimo a pigiare i tasti della macchina per scrivere, anche un paio di decenni dopo che nei giornali sono sparite le figure dei dimafonisti e dei tastieristi. L’unico al quale, ben volentieri, abbiamo permesso di continuare a mandare gli articoli scritti sulle cartelle di una volta – trenta righe da sessanta battute, spazio doppio per poter ospitare qualche correzione a penna – consegnate a mano o inviate con il fax. Solo negli ultimi mesi aveva trovato un amico prezioso (che merita la citazione e il nostro grazie: Angelo Balboni), che ribatteva i suoi testi e li inviava via email in redazione.
Non potremo mai sdebitarci per la dedizione e per la fedeltà che Pino ha dimostrato, in quasi mezzo secolo di militanza, lui che avrebbe potuto ambire a collaborazioni con giornali a tiratura nazionale. Per i mille problemi che ci ha risolto: bastava una telefonata, «riesci a fare un pezzo sul tamburo?», la risposta era sempre sì. Ed erano articoli di alto livello, autorevoli, ricchi di competenza e di umanità, tanta ciccia e pochi fronzoli. Un direttore di giornale non può chiedere di meglio.
Era conosciuto e stimato a ogni latitudine, i trent’anni in Palatina gli avevano spalancato le porte del mondo della letteratura. E lui ci si era tuffato, divorando migliaia di libri, con una passione senza eguali. Si trovava a suo agio dialogando con un autore di best seller come con un giovane lettore che gli chiedeva un consiglio. Le bellissime parole che illustri letterati e scrittori gli dedicano in queste pagine ci riempiono di orgoglio, ci fanno sentire un po’ meno soli. 
Tremila volte grazie, Pino. Tanti quanti sono stati (ma la stima è per difetto) gli articoli che hai scritto per la «Gazzetta».

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI