alcol e giovani
"In questi giorni di maturità capita di vedere davanti alle scuole superiori ragazzi innaffiati con getti di spumante all'uscita degli orali, che poi bevono sorsate d'ordinanza da una o più bottiglie, sotto l'occhio implacabile dei telefoni che mandano in streaming su questo o quel social.
Eccole: "Per esempio: nel nostro tempo è possibile festeggiare senza alcol? ed è necessario stordirsi per festeggiare? quanto conta il topos televisivo dei piloti sul podio, nei nostri occhi da decenni? quanto spazio resta per scelte personali? e cosa comunichiamo con quell'innaffiatura alcolica? a quali dei è dedicata questa libagione di così antica tradizione?".
E ancora, più sfidanti: "Soprattutto: quando è successo che abbiamo dato per scontato che i nostri ragazzi bevano come alpini da quando hanno 15 anni (se va bene)? E quali conseguenze ha questo sdoganamento sull'alcolismo e altre dipendenze?
E poi, perché l'alcol sì e le canne no? Eccetera.
Quante vicende, tante domande (cit.)". Tanti i commenti e le condivisioni sui social, e anche gli interventi di genitori, insegnati, educatori. Tutti concordi nel non volerla stoppare ora la potenza di quelle domande scomode. Scomodissime.
Già nel passato, ai tempi delle "battaglie delle uova e farina" (ma anche salsa) i dirigenti scolastici avevano cercato di sensibilizzare studenti e studentesse a ripensare a quella "moda", così sfacciata rispetto alle povertà emergenti e reali. Allora si erano trovate strade di consapevolezza preziose: donare quegli stessi prodotti a chi ne aveva bisogno.
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