Convegno Cgil
La visita al centro di Martorano
Le problematiche relative all'accoglienza dei migranti sul nostro come su altri territori sono da tempo oggetto di attenzione da parte della Cgil, che lo scorso giovedì 16 novembre ha dedicato una giornata di lavoro proprio all'emergenza migratoria, organizzando, con perfetto tempismo rispetto ai confronti portati avanti dalle istituzioni locali, un approfindimento seminariale dedicato a "Il Decreto Cutro e i suoi riflessi sulle amministrazioni comunali e la gestione sociale del territorio".
"La posizione della Cgil in merito al tema dell'accoglienza è nota - ha esordito Lisa Gattini -: riteniamo che i fenomeni migratori non siano nuovi e vengano affrontati da anni con una legislazione, la Bossi Fini, vecchia ed assolutamente inadeguata al portato storico di questo fenomeno. Riteniamo che la nostra Costituzione sia molto chiara in merito alla accoglienza. L’articolo 10, al terzo comma (da leggere assieme all’art. 3) dice che tutti coloro che nel loro paese non possono godere delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione hanno il diritto di essere accolti. E poiché per ogni diritto vi è un dovere conseguente, ci pare evidente che noi abbiamo il dovere di accoglierli. E di accoglierli come esseri umani, riconoscendo loro la dignità che viene riconosciuta ad ogni individuo".
"Martorano ha suscitato un dibattito molto polarizzatore ma ha anche acceso il tema epocale di come un'amministrazione può affrontare questa emergenza sostanzialmente senza fondi e stanziamenti. 110 milioni di persone di stanno spostando, almeno la metà riuscirà ad approdare sulle sponde dell'Occidente. Questo fenomeno non si può più affrontare come un'emergenza. Occorrono risposte strutturali, con i necessari investimenti che uno Stato e chi lo governa dovrebbero stanziare ed invece assistiamo a qualcosa di profondamente e gravemente distorsivo. In mancanza di finanziamenti non è possibile prevedere una accoglienza sul territorio che non sia precaria ed impattante per la popolazione autoctona. Vengono utilizzati ricoveri di emergenza, per lo più destinati a insediamenti temporanei e massivi, dotati del minimo vitale e senza alcun rapporto con ciò che è all’esterno della recinzione. Le amministrazioni vengono investite del compito di prendere in carico i migranti destinati loro dalle Prefetture senza alcuna programmazione, compresa la gestione dei minori non accompagnati, con tutte le problematiche connesse. Una informazione non corretta sul fenomeno, che lo trasforma in una sorta di invasione barbarica, esaspera sentimenti di opposizione nella popolazione, favorisce atteggiamenti razzisti, distorce la reale percezione dei numeri di ingresso contingentati sul territorio, viene spesso usata a fini politico-elettorali. Le amministrazioni devono affrontare costi ingenti che non vengono coperti da ristori specifici e che caricano la spesa sociale spesso già al limite come ci spiegano gli amministratori negli incontri per i bilanci e o nei distretti socio sanitari".
Non a caso, ha spiegato l'avvocato Ronchi, "lo schema del Decreto contrasta visibilmente con la realtà: un guazzabuglio incomprensibile, dove c'è di tutto, in un contrasto clamoroso con quello che è il dettato normativo. Appare evidente la volontà di scoraggiare i Comuni ad aderire al sistema di accoglienza integrata e di favorire piuttosto politiche emergenziali".
Lo stesso Andrea Massari ha riconosciuto che "metà dei Comuni della provincia non hanno strutture per l'accoglienza. Il Prefetto di Parma deve affrontare criticità che altri territori non hanno, finendo per attuare operazioni di mera logistica. Di fatto, la questione migranti è di competenza esclusiva del Governo, i Comuni non hanno spazio d'azione, con le quote che hanno a disposizione: 35 euro a persona di dieci anni fa erano peraltro ben diversi dai 30 euro di oggi, con cui non si riesce a coprire le spese minime. Nel 2014 c'era una partita economica ben più "appetibile" per i soggetti gestori". Una totale mancanza di strategia governativa che anche l'assessore Brianti conferma ricadere sulle spalle delle amministrazioni, che spesso si ritrovano la grave responsabilità di accogliere minori fragilissimi senza l'adeguato supporto, "una criticità dentro la criticità".
In sostanza emerge come uno degli aspetti deteriori del Decreto Cutro sia proprio la nascita dei Centri di transito temporanei, come quello di Martorano, non mediati con il territorio. Si tratta di una nuova tipologia di Centri nei quali le persone ricevono vitto, alloggio, vestiario, in attesa di trasferimenti ai Cpr o ai Cas, e che per legge vengono individuati dalla Prefettura e non dai Comuni. Per gli ospiti il rischio di un allontanamento dal centro è concreto così come è concreto il rischio che finiscano a colmare le file degli irregolari, preda spesso di organizzazioni criminali.
Maritria Coi nelle sue conclusioni evidenzia da un lato le storture del decreto e dall'altro la necessità che si costituiscano reti solide sul territorio per affrontare il problema nella sua complessità; i costi ingenti per i rimpatri dovrebbero essere rese disponibili per il sistema Sai ed una accoglienza di prospettiva che sia di beneficio anche per il territorio.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata