stare bene
Sparire nel nulla e all’improvviso. Non è una novità della società iperconnessa, in realtà è sempre successo anche se con modalità diverse. Oggi si chiama “ghosting”, che indica lo sparire dalla circolazione, in genere dai social/whatsapp. Ma perché abbandonare una relazione d’amore o di amicizia senza spiegazioni? «Chi fa ghosting ha un obiettivo: uscire da una situazione scomoda. Ha davanti a sé due strade: quella più difficile, ma anche più responsabile, cioè affrontare la questione col diretto interessato e farsi carico delle sue reazioni, o la scorciatoia, scomparendo nel nulla - risponde Elena Pattini, dirigente psicologo-psicoterapeuta del Centro adolescenza giovane età dell’Ausl di Parma - Il ghosting è l’alternativa più facile e comoda. Non si danno spiegazioni e non si devono affrontare conversazioni difficili. Il ghoster vuole evitare un confronto diretto e nasconde spesso una difficoltà nel comunicare su questioni emotive».
In passato la «sparizione» improvvisa del partner (o dell’amico) era comunque presente, quali le differenze oggi?
«La differenza è nella molteplicità e nell’immediatezza dei possibili canali di contatto: telefonate, messaggi, mail e i vari social network; quindi il rifiuto comunicativo viene moltiplicato e con esso la frustrazione per non essere più considerati. Inoltre, attraverso alcuni di questi canali, in genere abbiamo la possibilità di osservare comunque la vita dell’altra persona e accedere ad informazioni che spesso ci dicono che la sua esistenza sta andando avanti senza, almeno apparentemente, curarsi di chi era in attesa di un segnale da parte loro. Quindi un rifiuto all’ennesima potenza».
Qual è l’identikit del ghoster?
«Non c’è un profilo univoco. In molti casi, tuttavia, è una persona che ha una seria difficoltà a gestire l’emozione dell’altro, ad accettare l’idea di deludere le sue aspettative e non vuole sentire su sé stesso il peso del giudizio negativo della persona che rifiuta comunicando direttamente, pertanto sceglie di non vedere le conseguenze delle proprie azioni, in un’ottica totalmente deresponsabilizzante. Sicuramente indice di un’immaturità emotiva che si traduce in una scarsa consapevolezza di sé e incapacità introspettiva. Spesso il ghoster, in passato, ha subito un abbandono e ripropone quello schema di comportamento, fuggendo dai legami affettivi. In altri casi il ghosting può essere espressione di narcisismo. Le persone narcisiste, infatti, tendono a vedere esclusivamente i propri bisogni e a mancare di empatia, per questo hanno difficoltà a considerare i sentimenti altrui. Sono spesso troppo egocentrici per preoccuparsi di quanto le loro azioni possano ferire le persone».
Che effetti ha il ghosting su chi lo subisce?
«La persona “ghostata” può provare innanzitutto rabbia per non aver ricevuto spiegazioni e sentirsi in colpa per il timore di avere commesso qualche errore di cui non ha consapevolezza. Questo può portare a sentirsi confusi e a rimuginare costantemente sulla situazione e questo stato mentale può aumentare il senso di insicurezza e di sfiducia nella relazione, diminuire l’autostima e produrre azioni ossessive per ricercare l’altro. Il ghosting ha gli effetti di una violenza psicologica: ferisce l’integrità emotiva e psichica di chi lo subisce e può renderlo fragile fino a portarlo ad avere dubbi sul proprio valore».
Come affrontare la chiusura di una relazione senza fare ghosting?
«La chiusura di una relazione è un momento doloroso e faticoso, il cui grado di difficoltà dipende anche dalla durata e dall’intensità del rapporto sentimentale. In ogni caso, prendersi uno spazio con il partner per parlarne è sempre la scelta migliore; credo profondamente che ci si debba prendere più cura delle “fini” che degli “inizi”, in cui le cose sono più semplici e connotate da entusiasmo e accettazione completa dell’altro - dice Pattini - Piuttosto di scomparire è preferibile ammettere la propria difficoltà a parlare della relazione, ma facendolo di persona, affidandosi al non verbale e soprattutto ascoltando l’altro che potrebbe avere un grande bisogno di esprimere ciò che sente. Meglio un silenzio affettivamente attento e un ascolto sincero, sempre in presenza, piuttosto di un messaggio asettico e sbrigativo. La presenza è comunque un segno di rispetto e maturità e comunica all’altro che scegliamo di dedicare tempo a questo momento in modo autentico, anche senza essere per forza dei grandi oratori. Per chi invece si sente a proprio agio a scrivere, le care lettere d’amore e d’addio, quando profonde, sincere e scritte bene, sono sempre un segnale del tempo speso a riflettere sulla relazione comunicando attenzione, cura e responsabilità verso l’altro e soprattutto vengono in aiuto di chi fatica a reggere l’emotività espressa altrui, o la propria, ma senza sparire nel nulla. L’imperativo non è essere per forza forti o perfetti, ma sinceri e rispettosi».
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