Teatro festival
Un Festival che è una “ouverture” di stagione, assaggio-carotaggio dei temi, dei linguaggi, degli approcci e dei punti di vista che si svilupperanno nel cartellone, attraverso le produzioni - la base ideativa del progetto di Teatro Due - e le ospitalità internazionali. Un’idea forte sottesa: il teatro diventa il mezzo per reagire al dolore e allo spaesamento. Fin dalla festa d’apertura, con le «Mezz’ore d’autore».
«Siamo alla seconda edizione; l'idea ci è venuta volendo fare il punto sulla drammaturgia contemporanea. Quest'anno abbiamo selezionato 300 testi, al lavoro una giuria variegata; alla fine sono nove i brevi atti unici che saranno messi in scena, sfruttando otto diversi spazi del teatro. Un viaggio: lo spettatore non sa che cosa scoprirà; un percorso attraverso le sguardo di sei registe, tutte donne, e 20 attori. Una piccola “festa del teatro” che abbiamo voluto come momento inaugurale perché l'idea che muove il nostro agire è reagire al dolore, allo spaesamento, anche attraverso modalità forti; ma, alla fine, io spettatore porto a casa qualcosa che mi nutre, che mi aiuta a tenere saldi i “fondamentali”, come esseri umani prima di tutto».
«Sì e no. Premetto che, se sei un artista, sei un artista; poi se sei una donna, hai un tipo di complessità e di immaginario, se sei un uomo ne hai un altro. Detto questo, è stata una combinazione che fossero tutte donne, non per una teoria delle “quote rosa” ma perché, se c'è il merito, è giusto valorizzare il lavoro delle donne. Poi il teatro è di tutti e per tutti; il teatro è potente e offre un punto di vista imprevedibile».
«Non è preveggenza ma diciamo che è il teatro avverte un clima, sì. “Xenos” è un lavoro molto potente che usa il linguaggio della danza per raccontare la guerra, segno che veramente noi avevamo avvertito che questo era il “tema”, prima che lo fosse in modo palese».
«Farau dirige questa commedia di Shakespeare con 16 attori giovani, anche qui è un'etica che ci guida: dare un’opportunità, un'occasione a giovani professionisti».
«Liberamente tratto da “Le memorie di un pazzo”, un lavoro straordinario sul corpo umano di fortissimo impatto e credo sia giusto portare creazioni di un respiro, una cultura anche lontani dalla nostra che riservano sorprese poetiche interessanti».
«Il pubblico è importantissimo. Il pubblico siamo tutti noi: questa pandemia ci ha cambiati, ha cambiato le nostre priorità ed è per questo che dico che il teatro deve vincere lo spaesamento. Addirittura dico che il teatro deve arrivare, senza abbassare il livello, anche a essere evasione».
«Il teatro non è così e, quando è così, è segno che sbagliamo; è il famoso “teatro mortale”. Il pubblico è fondamentale per il teatro, la condizione “sine qua non”. Per questo abbiamo stretto delle sinergie vantaggiose per il pubblico con Reggio Emilia per il Reggio Parma Festival che, tra l'altro, ringrazio per il sostegno vitale al nostro Festival. Poi facciamo sempre attenzione alla politica dei prezzi: il prezzo non deve essere un deterrente».
«Per il nostro pubblico più tradizionale, immagino “Las Aves” della premiata compagnia spagnola La Calorica, una “follia” fortemente collegata a “Gli uccelli” di Aristofane. Per chi desidera avvicinarsi, suggerirei le “Mezz’ore”, un viaggio tutto da scoprire».
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