ANDIAMO AL CINEMA
Reality e vita vera: Cathy Marie deve uscire dalla bolla del primo per scoprire – meglio assaporare – la seconda. E’ un film che si guarda con il gusto e con l’olfatto, oltre che con gli occhi e un pezzettino di cuore, «Sì, chef!» del francese Louis-Julien Petit che dopo «Le invisibili» torna a mischiare commedia e dramma per parlare di integrazione, stato sociale e accoglienza. Questa volta il taglio scelto è quello della cucina, dello show cooking che fa da sfondo alla vicenda della protagonista: Cathy Marie sogna di aprire un ristorante tutto suo, ma dopo una delusione professionale con una star tv dei fornelli, si ritrova a fare il cuoco in un centro di accoglienza per migranti. Il suo compito, oltre a mettere un piatto in tavola per le necessità di tutti i giorni, sarà quello di trasformare una banda scalcinata di ragazzi in una squadra, di addestrare una brigata degna di un ristorante stellato.
Il titolo originale («La brigade») sottolinea meglio il concetto di unità che sottintende tutto il racconto svolto dagli autori, mentre la traduzione italiana richiama e occhieggia più ai reality, ma tant’è: quello diretto e scritto da Louis-Julien Petit e interpretato magnificamente da un gruppo di attori guidato da Audrey Lamy e François Cluzet è un piccolo gioiello che riconcilia con un certo tipo di cinema. Quello che rifugge la retorica e che miracolosamente riesce a fare breccia mischiando sapientemente pochi ingredienti nella giusta misura. Proprio come una ricetta ben riuscita che riporta alla mente un bel ricordo e strappa un sorriso compiaciuto.
Regia: Louis-Julien Petit
Interpreti: Audrey Lamy, François Cluzet, Chantal Neuwirth
Francia 2022, 1 h e 37'
Genere: Commedia
Dove: D'Azeglio
Giudizio: 3 su 5
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da CMS Electric Motors Srl
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata