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INTERVISTA

Leïla Ka: «Metto nella danza la voglia di libertà delle donne»

Leïla Ka: «Metto nella  danza la voglia di libertà delle donne»

29 Ottobre 2024, 13:14

A volte bisognerebbe poter ridistribuire le carte per dare a tutti le stesse chance. Parla di ingiustizia, ma anche di lotta per l’emancipazione femminile, «Maldonne», coreografia di Leïla Ka in scena a Teatro Due nell'ambito del Teatro Festival Parma.

Affacciatasi al panorama della danza contemporanea francese ed europea grazie all’incontro con Maguy Marin, di cui ha interpretato il celebre «May B», Leïla Ka si è affermata firmando le sue prime coreografie a partire dal 2018.
Dopo tre lavori per solista o due danzatrici, «Maldonne» è il suo primo lavoro corale: in scena cinque interpreti che, in un continuo cambio di abiti, rappresentano il mondo femminile tra emozioni, desiderio di emancipazione, fragilità.

Il titolo è ispirato da un errore nel gioco delle carte: perché questa scelta?

«In francese c’è una parola per indicare quando, nel gioco delle carte, a qualcuno vengono date più carte che agli altri e quindi, da qualche parte, c’è una disuguaglianza: questa parola è “maldonne”. In quel caso bisogna riprendere il mazzo e ridistribuire le carte. Oggi quando osserviamo la situazione delle donne nel mondo, possiamo dire che c’è una disparità, “une maldonne”».

Cosa vuole dire sulle donne con questa coreografia?

«Questa è la domanda più difficile. Avevo voglia di mettere in scena il desiderio ardente di libertà che mi abita in quanto donna. Volevo mettere il punto su ciò che non abbiamo, sulla volontà di liberarci da ciò che ci opprime e rialzarci dalle cadute».

Che musica ha scelto e che ruolo gioca nella sua coreografia?

«Ho scelto delle musiche molto popolari, che conosciamo tutti. Sono brani che illustrano, che portano drammaturgia allo spettacolo e raccontano cosa succede nella testa delle donne che sono in scena».

Qual è invece la funzione degli abiti che le danzatrici indossano?

«In “Maldonne” ci sono quaranta vestiti: sono tutti abiti trovati in negozi di seconda mano o nei mercatini. Vestiti che hanno una storia, che sono già stati indossati, ci rimandano immagini molto chiare e ci permettono di immaginare le donne a cui sono appartenuti. Il movimento che nasce in noi cambia a seconda dell’abito che stiamo indossando. Questo “guardaroba” illustra una memoria di donne che non è detto ci appartenga, oppure forse custodisce qualcosa che siamo state o che saremo un giorno».

Lei ha danzato per Maguy Marin in «May B». Cosa ha significato per lei incontrare questa coreografa?

«Quando ho incontrato Maguy Marin ero molto giovane. Non ho frequentato scuole di danza, il conservatorio o l’accademia e avevo poca fiducia in me. Quando Maguy mi ha notata, la cosa mi ha riempito di fiducia. Sono stata molto fortunata e ho avuto la possibilità di imparare tantissimo con lei. Questo mi ha dato delle piccole “ali”. Dopo quell’esperienza mi sono sentita autorizzata a intraprendere la mia strada e ho creato il mio primo solo».
La coreografia sarà interpretata dalla stessa Leïla Ka con Jane Fournier-Dumet, Jennifer Dubreuil Houthemann, Zoé Lakhnati, Jade Logmo. Jane Fournier-Dumet è assistente alla coreografia, le luci sono di Laurent Fallot, la regia luci di Clara Coll Bigot, la regia del suono di Rodrig De Sa. Lo spettacolo è una produzione Centquatre-Paris, Cie Leïla Ka.

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