L'Algeria e le sue vestigia antiche: un viaggio nel tempo e nella bellezza
24 Aprile 2024, 22:40
Ha la testa protesa nel blu del Mediterraneo, i piedi piantati nell'ocra del Sahara. E un cuore profondamente romano.
Se si dovesse riassumere in uno slogan l'Algeria è questa l'immagine da cui partire. E se il mare e il deserto, forse, paiono ovvi subito a tutti, l'eredità di legionari e imperatori, praticamente, non viene in mente a nessuno. Eppure è proprio così: il secondo paese al mondo per vestigia romane, dopo l'Italia, è proprio l'Algeria. Se vi pare una stranezza ricordatevi i tempi del liceo: studiavamo Tertulliano e Sant'Agostino e per noi erano banalmente dei latini. In realtà erano africani, anzi, algerini. E da queste parti gli imperatori fondavano città che furono metropoli. Questo sterminato paese, infatti, è stato per secoli il granaio dell'Impero e qui brillano resti e siti archeologici di una bellezza sconvolgente. Che però, curiosamente, solo da poco tempo il turismo di massa ha iniziato a scoprire. Certo, in passato, l'Algeria ha conosciuto una feroce guerra civile e quel sangue ha allontanato i viaggiatori. Ma adesso il paese è placato e si è riaperto, la gente sorride felice quando incontra gli italiani e le cose da vedere sono legione. Proprio come quelle che un tempo percorsero le piste di quella che era, allora, Mauretania e Numidia. Il punto di accesso, pressoché obbligato, è Algeri: e questa città non lascia indifferenti. Il vento del mare accarezza palazzi simil parigini, solo un po' più délabré, e si insinua nella kasbah che è un Patrimonio Unesco ma, soprattutto, la testimonianza concreta, fatta di scale e case bianche, di secoli di mescolanze e contaminazioni. Seguite la musica chaâbi che invade i vicoli e lasciatevi perdere: l'emozione è garantita. Poi partite per ritrovare l'eredità dei Romani. La prima meta, per forza, è Timgad: quando nel 1765 il console inglese James Bruce la riscoprì dopo secoli di oblio rimase senza parole. E la definì la Pompei d'Africa. Non era una esagerazione: questa, una delle città romane più importanti del nord dell’Africa voluta dall’imperatore Traiano nel 100 d.C., doveva accogliere i veterani della Legio III Augusta. Evidentemente erano tanti e ci sapevano fare. Ancora oggi colpisce per le dimensioni e l'aspetto delle sue strade: passando oltre l'immenso arco trionfale si inciampa nei segni delle ruote di legno dei carri. Qui si possono passare ore percorrendo le antiche strade e sfiorando il bosco di colonne prima di sedersi nell'anfiteatro che ospitava 3000 spettatori. Profanate il silenzio e lanciate un grido: scoprirete che l'acustica è quella di una sala da concerti. Proseguendo il viaggio la prossima destinazione è Djémila. I Romani la chiamavano Cuicul ma i berberi le hanno cambiato il nome. Nella loro lingua significa «la bella»: e non c'è altro da aggiungere. Occupa una intera collina e le sue stratificazioni sono un libro di storia con pagine di marmo. Si cammina senza fretta nell'antico foro, si ammira il tempio dedicato a Venere e ci si ferma alle terme: ai tempi di Caracalla qui ci si concedeva una morbida dolce vita. Ma probabilmente per cogliere al meglio quanta umanità abbia popolato questa parte di mondo occorre tornare verso nord, verso il mare e andare a Tipasa. Si tratta di uno dei più antichi insediamenti mediterranei e incisi nella roccia e scolpiti nel tempo ecco i segni lasciati da fenici, cartaginesi, romani, numidi e bizantini. Ci sono brandelli di necropoli e stele di divinità per noi perdute, ninfei e resti di basiliche. E stesa dinnanzi, fondale senza fine, la distesa del mare. Tornando verso Algeri è doverosa poi una sosta alla quasi metafisica tomba della Cristiana, un misterioso edificio circolare di 60 metri di diametro con colonne a sbalzo. La sua storia sprofonda nella leggenda ma si dice che fosse il mausoleo del re di Mauretania, Giuba II e di sua moglie, la figlia di Cleopatra. Forse non è vero, forse è tutt'altro. Ma da quassù si respira il legame con la nostra storia. E si intuisce che, un po', veniamo tutti da qui. Se il Mediterraneo si chiamava Mare Nostrum davvero, non è un caso.
Da sapere
Il turismo fai da te ancora non è praticabile in Algeria. Per entrare nel paese serve il passaporto e un visto che viene rilasciato dalla ambasciata o dal consolato algerino in Italia. Per ottenerlo occorre presentare il biglietto di andata e ritorno e le prenotazioni alberghiere: ecco perché il modo migliore è appoggiarsi ad un tour operator che si occupi di tutta l'organizzazione. Mistral (www.qualitygroup.it) organizza tour da 7 a 10 giorni per visitare tutto il paese. Per arrivare ci sono voli che partono da Milano con Ita Airways.