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IL DISCO

Pink Floyd, i 40 anni di Animals

di Michele Ceparano -

14 aprile 2017, 19:06

Pink Floyd, i 40 anni di Animals

“Animals” ha compiuto quarant'anni. Il decimo lavoro in studio dei Pink Floyd uscito nel gennaio del 1977 può essere definito un “discone” per diversi motivi. Vede la luce ai Britannia Row Studios, ex parrocchia del quartiere londinese di Islington, due anni dopo "Wish you were here" ed è una pietra miliare del rock. Rappresenta un punto di svolta dal punto di vista stilistico della mitica band che la porterà dritta, due anni dopo, a “The Wall”, il lavoro più ambizioso del gruppo. Ma anche “Animals” diventerà leggendario non solo per i suoi testi e i suoi suoni. Come sempre, anche la copertina è indimenticabile. Disegnata dallo stesso Roger Waters, sempre più “al potere” all'interno della band tra i mugugni e i dissensi degli altri componenti, e realizzata dal creativo Storm Thorgerson, raffigura un maiale in volo fra le ciminiere della Battersea Power Station, centrale elettrica londinese a un passo dal Tamigi. Il successo che ebbe il disco la fece diventare un luogo di culto a Londra, meta di fans da tutto il mondo. Per chi ama i Pink Floyd infatti Londra è anche questo. Una struttura che sta vivendo anni travagliati con vari progetti di ristrutturazione, ma che nell'immaginario collettivo resta la “fabbrica dei Pink Floyd”.
Solo cinque le canzoni, di questo che, influenzato da “La fattoria degli animali” di George Orwell, può essere definito un concept, nella migliore tradizione di quel progressive rock in cui, in realtà, i Pink Floyd entrarono e uscirono a piacimento, bravi com'erano a sperimentare e inventare sonorità sempre nuove e suggestive. Tornando al libro che li ispirò, secondo Alessandro Besselva Averame in “Pink Floyd” (Arcana, 2008), Waters vedeva ne “La fattoria degli animali” un modo per “un generale attacco alla struttura classista della società britannica e dell'occidente industrializzato in generale: cani, maiali e pecore”. Con “Animals” si è messa in moto “la svolta sociologica” impressa da Waters, che però non convince molto gli altri, Gilmour in testa. Resta però il fatto che, come sempre, il disco del gruppo ha qualcosa di importante da comunicare.
Nella prima canzone, la brevissima “Pigs on the wing”, poco più di un minuto affidati a voce e chitarra acustica, è richiamato il maiale volante della copertina. Un maiale che verà fatto volare nei concerti dal vivo e che rappresenterà un "marchio di fabbrica" per il complesso inglese. “Dogs”, invece, è lunga oltre diciassette minuti e parla di cosa riescano a fare gli arrampicatori sociali per arrivare ai loro obiettivi. Una dura reprimenda di un certo tipo di comportamento e di società che Waters svilupperà e amplierà nei lavori successivi. "Pigs (Three different ones)" ritrae tre tipologie di maiali-uomini. Il quarto brano è “Sheep”, pecore, l'anello debole della catena. Sottomesse e passive, si ribelleranno al potere dei cani. Chiude l'opera “Pigs on the wing” (part 2) che sembra “uno spiraglio di luce” in un mondo senza speranza. Una luce che si affievolirà presto perché il "pessimismo cosmico” di Waters tornerà prepotente, sotto forma - come sempre - di capolavoro. Il "muro", infatti, con tutte le sue incomunicabilità (anche all'interno del gruppo) è in costruzione. Di lì a poco, diventerà davvero alto.