Anniversario
«L’éra bél cme ‘l sól» Luigi Cottafavi, per tutti «Giango», uno degli attori più simpatici e eclettici di quel teatrino che era il mondo piccolo «äd Strä Nóva». Ad un anno dalla scomparsa (aveva 84 anni) sono ancora in tanti che lo ricordano con affetto. La sua spontaneità e la sua innata simpatia avevano contagiato la gente di uno dei borghi più antichi ed, un tempo, più popolosi della città all’ombra del campanile della chiesa di San Michele.
«Giango» nacque a Sorbolo per poi trasferirsi giovanissimo con la famiglia in città. Figlio di Igino, operatore al cinema Ariston e di Teresa, «frutaróla», che gestiva un negozio di frutta e verdura in Strada Nuova, da ragazzo, si mise dietro il banco aiutando la madre, non solo in bottega, ma recapitando la spesa a casa dei clienti. Nel 1961 il felicissimo matrimonio con Maria con la quale aprì un bar-latteria, ovviamente in «Strä Nóva», locale che ben presto divenne punto di ritrovo, non solo per la gente del posto, ma, soprattutto, per i ragazzi che, da «Giango», si facevano regalare i sinalcoli per simulare i vari «Giri d’Italia» in rocambolesche piste disegnate con il gesso, realizzate sulla strada o nei muretti dei vari giardini.
Appassionato di calcio tenne a battesimo anche una squadra che difese i colori del bar-latteria nel torneo «Coppa dei Bar». Ma, la cosa più bella, è che la squadra si allevava in mezzo alla strada ed il portiere, invece di una porta, doveva difendere il portone del palazzo di fronte alla latteria. Luigi, forte come una quercia per refrigerare gelati e bibite, periodicamente, con il suo ligneo triciclo a pedali, si recava in viale Piacenza alla «Fabrica ädl Giasa» per ritirare le pesanti colonne. Come pure si recava a prelevare carrettate di latte alla «Centrale» in via Torelli che poi consegnava a casa dei clienti sfidando caldo, freddo, pioggia e neve. Carattere estroso e gioioso amava tantissimo la compagnia, la buona tavola, in modo speciale, gli anolini. Ed, a proposito dei parmigianissimi «galegiànt», tutti i Natali sfidava il figlio Carlo a chi ne mangiava di più. Ed, ovviamente, vinceva lui. Unitamente alla gestione del bar- latteria, seguendo le orme del padre, rispolverò il patentino di operatore cinematografico svolgendo questo secondo lavoro, in vari cinema cittadini, fino alla pensione. Quando si trasferì da Strada Nuova fu un vero trauma per «Giango» in quanto il film della sua vita in quel lembo di Parma antica, anche se in bianco e nero, era un colossal se paragonato alle pellicole che proiettava nelle varie sale.
Ed, allora, nella sua memoria, sfilavano le immagini più suggestive della sua strada ad iniziare dal Villino Carolina della famiglia Vignoli, le osterie di «Gigión» e Guido, la trattoria, «Il Cavallo Bianco» di Estella Forlini e Guerrino Massari dove si serviva il vino esclusivamente « in-t-al scudlén». Fra gli avventori del «Cavallo Bianco», un altro bel personaggio, il simpaticissimo Giuseppe Chiari, l’ultimo «casonér äd Pärma». E poi «Lirén», il noleggiatore di carretti, al «strasär Pipéto», l’ organino, sospinto da «Pierón» e dalla Romilda indaffarati, tra un giro e l’altro di manovella, a raccogliere i centesimi che la gente gettava loro dalle finestre. Ma, «Giango», ricordava anche «Arturén al calsolär», Rossi «al polaról», la Matilde «ch’la vendäva la patón’na dednàns ala scóla Angelo Mazza», Dall’Asta «al barbér» , Ariella «la camizära», la Piera «petnadóra», la Ninetta «sartóra» ed, infine, il laboratorio dei Cero, popolari gelatai in estate e venditori, in inverno, di ceci caldi e pattona.
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