Mese della prevenzione
L'alcol? Un problema per uomini, donne e ragazzini: un milione e mezzo di persone in Italia abusano di vino, birra e superalcolici e i servizi ne riescono a intercettare solo un terzo: «Bisogna lavorare di più per poter intervenire tempestivamente - spiega Giuseppe Fertonani Affini, medico psichiatra, responsabile Unità operativa semplice di Alcologia dell'Ausl di Parma -. L'abuso di alcol determina una serie di patologie che si sviluppano a lungo termine: danni neurologici e tumorali». E aprile è il mese della sensibilizzazione contro la dipendenza da alcol: «Il mese di aprile è dedicato alla prevenzione e sensibilizzazione sulle tematiche connesse all’uso di bevande alcoliche - risponde Fertonani Affini -. Il ruolo trasversale rispetto ad altri comportamenti a rischio, la versatilità d’uso, e la caratteristica culturale neutra o addirittura positiva dell’alcol ha permesso la diffusione in ogni fascia di età. Diciamo che nessun individuo è totalmente protetto dalla possibilità di sviluppare una problema connesso all’uso di alcol. Focalizzare l’attenzione sulle tematiche connesse all’uso di alcol ci permette di diventare più consapevoli e ci dà l’opportunità di prevenire gravi danni alla salute. L’alcol è una sostanza con proprietà psicoattive contenuta a concentrazioni differenti in diverse tipi di bevande».
Quando si può parlare di dipendenza?
«Possiamo affermare di avere un problema con l’alcol quando perdiamo il controllo sull’uso evidenziabile con il fenomeno del "primo bicchiere" (inizio e poi non mi fermo più), dai tentativi inefficaci di controllo, dalla continuazione del consumo nonostante gravi conseguenze per la nostra salute; quando modifichiamo il modello di consumo con comparsa di desiderio compulsivo (craving); dal cambiamento dello stile di vita caratterizzato dalla perdita delle relazioni sociali e tendenza all’isolamento; dalla scarsa consapevolezza con negazione o minimizzazione dello stile di uso di bevande alcoliche».
Cosa si fa a Parma?
«Il Servizio sanitario ha organizzato all’interno dei Dipartimenti di Salute mentale e Dipendenze patologiche dei moduli specifici per la prevenzione, cura e riabilitazione di persone che hanno un disturbo da uso di alcol. In questi ambulatori opera un’equipe multiprofessionale che lavora in modo integrato composta da medici, psicologi, educatori, infermieri e assistenti sociali che con un approccio definito "multimodale" formulano e gestiscono dei percorsi di cura personalizzati. Questi team multidisciplinari lavorano in rete con medici di medicina generale, gruppi di auto-mutuo-aiuto (AA. Al-Anon e Acat), enti ausiliari per i percorsi residenziali, reparti ospedalieri e privato accreditato».
Quanti pazienti a carico?
«I dati relativi all’anno 2021 indicano una presa in carico di 486 soggetti relativi a Parma e provincia. Solo nel distretto di Parma sono 261 gli utenti seguiti per disturbo da uso di alcol. I nuovi accessi nel 2021 sono stati 102 in netta crescita rispetto al 2020 dove erano stati 82. La fascia di età maggiormente rappresentata è dai 51 ai 60 anni per le condizioni cumulative fra vulnerabilità psico-biologica e eventi della vita traumatici. Per quanto riguarda la differenza di genere il 70% sono uomini (339) e il 30% donne (147)».
Anche negli adolescenti è un problema?
«L’uso e l’abuso di alcol precoce (fra i 12 e i 18 anni) è in costante aumento nelle realtà urbane. Genericamente si è passati dal consumo di sostanze psicoattive ad azione sedativa al consumo di sostanze ad azione stimolante. Questa tendenza va messa in correlazione al mutamento generale dello stile di vita e ai cambiamenti culturali. Oggi l’adolescente non chiede tanto una sedazione dell’angoscia, quanto, la possibilità di potenziare le capacità performanti per essere più brillanti e aumentare lo "splendore narcisistico". In questo scenario l’alcol è la sostanza perfetta. A dosi progressivamente crescenti il primo effetto dell’alcol è quello di eccitamento e disinibizione sulle funzioni psichiche e comportamentali. L’azione sedativa dell’alcol sulla corteccia cerebrale libera le zone corticali generando euforia. Per questo suo effetto ambiguo e paradosso è definito "un sedativo che euforizza". L’alcol è inoltre la sostanza "passepartout" costituendo spesso lo sfondo per l’uso di altre sostanze dal Thc alle amfetamine passando dalla cocaina, ketamina e i catinoni sintetici. Può essere quindi usata come sostanza trasversale, di partenza, di fine uso, di ricaduta o sostitutiva di altre. Negli ultimi anni si è osservata negli adolescenti una crescente predisposizione ad anticipare l’età di esordio del primo contatto con l’alcol. Questo fenomeno determina un’interferenza neurotossica sul normale sviluppo delle aree cerebrali con maggiore vulnerabilità per alcune aree del cervello come la corteccia frontale, l’ippocampo, l’amigdala, la sostanza bianca. Queste interferenze generano inevitabili riflessi sulla regolazione emozionale e cognitiva, disfunzioni ormonali, alterazioni dello sviluppo psico-fisico, alterazioni della connessione fra i vari centri cerebrali. L’esito nella tarda adolescenza è lo sviluppo di una dimensione temperamentale impulsiva-compulsiva che può assumere varie traiettorie di tipo psicopatologico nell’età adulta come depressione, ansia, psicosi, ideazione suicidaria, gravi deficit cognitivi. Da queste evidenze ne conviene che è imprescindibile intervenire sulle forme di alcolismo precoce per poter evitare che si verificano alterazioni funzionali e poi strutturali del cervello con campagne di prevenzione primaria e sensibilizzazione della popolazione giovanile ma anche di cura e riabilitazione attraverso la rete alcologica operativa sul territorio. L'alcol apre la possibilità di utilizzo di altre sostanze. E il luogo in cui i ragazzi iniziano è la famiglia».
Alcol e donne: anche qui un aumento dei casi?
«Certamente. L’incremento delle condotte di abuso alcoliche nelle donne è in costante aumento. Vari fattori hanno contribuito a questo sviluppo: la predisposizione neuro-ormonale, le condizioni di forte stress a cui sono sottoposte sia nell’ambito della famiglia che in ambito lavorativo, la maggior presenza di una disregolazione emotiva-affettiva, alcune condizioni di tipo socio-economico».
E alla guida?
«L’alcol rallenta i nostri riflessi, riduce il nostro campo visivo, riduce la visione notturna. Aumentando gradualmente l’alcolemia queste menomazioni diventano sempre più importanti e ci impediscono di guidare in modo corretto. E’ assolutamente necessario non guidare dopo avere assunto più di due bicchieri di vino al 12% di gradazione da 125 ml o due birre al 4% di gradazione da 330 ml o un bicchierino di superalcolico al 40% di gradazione da 40 ml».
Quali i danni?
«L’alcol si diffonde in tutto l’organismo e quindi produce danni sistemici. Le conseguenze fisiche e psichiche dell’abuso di alcol sono molteplici e potremmo stilare un trattato di patologia medica, inoltre i danni alla salute più rilevanti hanno un’insorgenza a lungo termine anche dopo la sospensione della sostanza. Ci limitiamo ad annotare due sue azioni: la capacità di indurre patologie tumorali e la tossicità sul sistema nervoso centrale che causa gravi deficit cognitivi».
Quale cura?
«La cura è un processo di cambiamento al quale il paziente deve affidarsi disintossicandosi dalla sostanza che lo rende dipendente rimodulando il suo assetto cognitivo. Il tempo, la determinazione al cambiamento e la rete di sostegno terapeutica alcologica hanno la funzione di raggiungere questo obiettivo».
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