Intervista
Il ritmo travolgente dei Bee Gees, le luci della disco anni ‘70 e l’energia inarrestabile di Tony Manero stanno per accendere il Teatro Regio. Il 3 e il 4 dicembre andrà in scena «La febbre del sabato sera», il musical cult prodotto dalla Compagnia della Rancia, con Simone Sassudelli protagonista nei panni di John Travolta: «È un’enorme responsabilità. Non solo per ciò che il personaggio rappresenta nella storia del musical ma anche per l’aspettativa del pubblico, che arriva con un immaginario ben preciso. È un ruolo importante anche dal punto di vista attoriale: bisogna restare fedeli all’essenza di Tony, senza però limitarsi a imitarlo. Per questo ho cercato di aggiungere qualcosa di mio, un po’ di Simone, per renderlo autentico e vivo ogni sera».
Lo spettacolo fa parte dell’undicesima edizione della rassegna «Tutti a Teatro», realizzata da Caos Organizzazione Spettacoli con il contributo organizzativo di Arci Parma. Gli ultimi biglietti sono disponibili sul circuito www.ticketone.it e da Arci Parma in Via Testi.
che coinvolge, emoziona e fa ballare chiunque».
Quanto c’è di Simone in Tony Manero e quanto, invece, ha dovuto costruirlo da zero?
«Siamo molto diversi ma condividiamo la ricerca costante di uno scopo, di un posto nel mondo. “La febbre del sabato sera” si apre con “Stayin’ Alive”, che parla proprio di questo: restare in piedi, andare avanti. È un tema che mi appartiene. Anche io ho vissuto momenti in cui ho cercato di capire chi fossi e dove volessi andare. E poi c’è l’amore per la danza: per entrambi è un modo per esprimersi, per respirare».
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La colonna sonora di questo musical è leggendaria: qual è il brano che ti emoziona di più?
«D’istinto direi proprio “Stayin’ Alive”. È il pezzo che apre lo spettacolo, il momento in cui Tony entra in scena per la prima volta. Mi presento di spalle, con i grattacieli di New York sullo sfondo. Poi mi volto ed entro nella storia».
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Gaia Soprano interpreta Stephanie Mangano: cosa puoi dire di lei?
«È stata una scoperta bellissima. La conoscevo di nome ma non avevamo mai lavorato insieme. Durante l’audizione finale ho sentito qualcosa di magico: ho pensato: “le parti devono essere nostre”. Gaia è una collega generosa, attenta, con una grande capacità di ascolto. In scena creiamo una connessione autentica».
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Cosa ha di magico la Compagnia della Rancia?
«È una garanzia. Mi ha colpito la cura quasi familiare con cui gestisce il cast. Mi sento ascoltato, valorizzato. Si cercano le persone giuste per lavorare insieme ancor prima dell’artista perfetto. La regia di Mauro Simone e le coreografie di Chris Baldock hanno dato l’equilibrio ideale allo spettacolo».
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Non è la prima volta che si esibisce al Teatro Regio.
«Ho ricordi meravigliosi legati a Parma. Ai tempi di Grease venne a vedermi la mia prima insegnante di teatro: abbiamo una foto scattata proprio davanti al Regio: è un momento che porto nel cuore. Nei giorni in cui ci fermeremo in città mi piacerebbe anche scoprire gli angoli più caratteristici di una realtà che apprezzo molto».
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Dopo «Grease» nei panni di Danny Zuko, torna a interpretare un personaggio portato in auge da John Travolta.
«Spesso mi dicono che ci assomigliamo anche fisicamente. E ora me ne sto convincendo anche io. Interpretare due ruoli iconici come Danny Zuko e Tony Manero, uno dopo l’altro, è un onore e una sfida».
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Qual è la scena che ama di più interpretare?
«Ce ne sono due. La prima è quella con Stephanie, quando Tony la porta a vedere il ponte di Verrazzano: cerca di impressionarla ma allo stesso tempo si mostra per quello che è davvero, con le sue fragilità. È il momento in cui lei inizia a capire che non è solo un “ragazzetto”. L’altra è la scena con il fratello di Tony, un prete che decide di lasciare l’abito: un confronto intenso e poetico. Quando mi regala l’abito bianco che metterò nel finale è come se mi donasse una nuova possibilità».
Molti spettatori conoscono il film. In cosa il musical riesce a sorprendere anche chi conosce già la storia di Tony Manero?
«Il musical ha un ritmo più scorrevole, più leggero, ma non per questo meno profondo. Permette di scoprire anche altri personaggi oltre a Tony. La musica diventa protagonista assoluta. Le nostre due dj, Natascia Fonzetti e Alice Grasso, trasformano ogni scena in uno show nello show. È uno spettacolo che coinvolge, emoziona e fa ballare chiunque».
Pietro Razzini
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