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Intervista

«Natale Insieme», Fabrizio Bosso al Regio: «Il jazz è voler fare qualcosa di bello insieme»

«Natale Insieme», Fabrizio Bosso al Regio: «Il jazz è voler fare qualcosa di bello insieme»

10 Dicembre 2025, 03:01

Fabrizio Bosso al Teatro Regio nel segno del «Duca». Sabato alle 21 il celebre trombettista torinese sarà protagonista, con «About ten», dell'ormai tradizionale «Natale Insieme», il dono sustanziale, tra materia e spirito, che Fondazione Cariparma porge alla città in attesa delle feste.

In «About ten», Bosso è accompagnato dal vivo da una sorta di mini “big-band”, nel segno di Duke Ellington appunto; alla direzione l'amico, collega e sodale Paolo Silvestri. Per una serata che vuole portare grandi sentimenti e ispirata condivisione, come anticipa Bosso stesso.

Maestro Bosso, «About ten» è un omaggio ai grandi del jazz. Come nasce?

«È nato dalla collaborazione con Paolo Silvestri. E mi vedrà con il mio consolidato quartetto - Julian Oliver Mazzariello, Jacopo Ferrazza, Nicola Angelucci - allargato a un sestetto di fiati selezionato tra i giovani talenti. La prima edizione di questo "combo" era nata qualche anno fa, con musicisti di Roma più vicini alla nostra età; ne derivarono anche un bellissimo disco-omaggio a Duke Ellington e una serie di concerti. Dopo un po' di anni, ci è venuto in mente di riprendere in mano il progetto, sempre con sei fiati che si aggiungono al nostro quartetto, però iniziando a chiamare i giovani, andando a scegliere i musicisti anche per le caratteristiche solistiche perché, benché abbiano un ruolo più da "sezione", durante il concerto ogni musicista ha il suo spazio per esprimersi».

Quindi quello che si vedrà in scena sarà anche una bella massa di artisti, undici in tutto...

«Sì, assolutamente. E per noi è molto stimolante suonare e fare i "soli" con i background di questi fiati. E confrontarsi con i giovani è sempre un'occasione di fresca energia».

Coralità in scena ma anche la coralità della fruizione collettiva del concerto di Natale e del messaggio...

«La musica in generale è unione, il jazz in particolare perché, dove c'è anche tanta improvvisazione, è importante cercare la collaborazione, la sintonia dei musicisti che stanno suonando con te. L'aver voglia di fare qualcosa di bello insieme è anche un segno di pace. Poi coordinati da un maestro come Paolo Silvestri... la forza del progetto sta anche nel fatto che Paolo mi conosce da molti anni, conosce i musicisti che suonano con me e ha lavorato agli arrangiamenti per metterci a nostro agio, farci di tirare fuori il meglio».

Memoria e affetti: di recente è morta Ornella Vanoni. Lei ha iniziato suonando le canzoni di Ornella che, tra l'altro, al suo funerale ha voluto musica jazz.

«Sono cresciuto in una casa con tanta musica jazz ma anche tanto cantautorato... per dire, ho consumato il disco doppio, il vinile di Gino Paoli e Ornella Vanoni, dove c'era "Tristezza". Io iniziavo a improvvisare, a fare le prime "svise" come si diceva, cioè qualcosa fuori dal tema, proprio su questi dischi. La forma canzone per me è sempre stata importante. Quindi certo è una grande perdita quella della "Vani", però penso che abbia fatto una bella vita, è arrivata fino a quell'età divertendosi e sicuramente lo starà facendo ancora lassù. Ho suonato con lei un paio di volte e era veramente solare, aperta, divertente. Una donna jazz».

Dopo tanti anni che suona, la sua tromba che cos'è per lei?

«C'è sempre un rapporto molto conflittuale con lo strumento: non ne posso fare a meno però, in certi momenti, lo sbatterei contro il muro perché è uno strumento molto fisico, che richiede di stare bene, una minima cosa può alterare il rendimento. Per ora, sono ancora innamorato. Con tutto che ci litigo spesso, però per adesso vince ancora lei».

L'ingresso al concerto è gratuito, al momento i posti sono esauriti. La mail per iscriversi alla lista d'attesa è eventi@fondazionecrp.it.

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