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Guido Barilla e Ivano Ferrarini tra i tedofori

La staffetta per un mondo migliore

La staffetta per un mondo migliore

di Lucia Galli

09 Gennaio 2026, 03:01

Emozione numero 32. A 43 giorni dall’accensione ad Olimpia, quando ne mancano 23 alla cerimonia di San Siro, la Fiamma olimpica corre per le vie di Parma.

A darle un passaggio è la gioia di una città intera e il passo svelto di una trentina di tedofori.

Il primo a dare il ritmo è Andrea Grossi che inaugura i 6 km di staffetta su strada Repubblica: playmaker della Fortitudo, dopo Londra, Rio e Parigi, nonostante quelle tre olimpiadi in curriculum come atleta e poi dirigente «Mi sento poco più che una matricola, onorato: è come il debutto in prima squadra». Con Alessandro Fattori e Giulia Ghiretti ultimi tedofori sono il podio parmigiano dello sport. In mezzo tutti gli altri: giovani, più attempati, famosi, parmigiani, in trasferta.

Le differenze si annullano, così i cognomi: ognuno ha i suoi 200 metri. Non tanto di notorietà come avrebbe detto Andy Wharol, ma di emozione. Così c’è Lorenza Frattini, arrivata in bici al punto di incontro, nonostante il gelo. A lei tocca passare sotto l’Arco di San Lazzaro: «Un sogno correre nella mia città». Poi c’è Alberto Gualazzini che adora lo sport e spera: «Che Federica Brignone ce la faccia». Si alternano al torch kiss, corrono, salutano: il chilo e mezzo di torcia plasmato da Carlo Ratti si annulla, scortato dall’energia dei flame angels che danno il passo al corteo.

Da Pistoia è arrivato con tutta la famiglia Andrea Avvanzo. Gioca a calcio, è vero, ma d’inverno non si perde lo short track: «E le storie come quelle di Steven Bradbury (leggendario quanto rocambolesco oro nel 2002) che ti fanno pensare che tutto sia possibile nello sport come nella vita». Arriva, invece, da Guastalla Alessandro Germani: da poco ha smesso di dire a tutti di chiamarsi Alberto Tomba, «Però - assicura - mi alzo ancora di notte ad ogni gara». Sì, fare il tedoforo è anche questo: tifo, passione, energia, rispetto. Fra tanta gente comune c’è anche l’impegno di molti parmigiani che, con il loro lavoro, portano ogni giorno Parma sull’olimpo. Guido Barilla imbocca svelto via XX Marzo sotto gli occhi di una tifosa d’eccezione come mamma, la signora Marilena: «Amo fin da bambino lo sport, ne ho praticati tanti, dallo sci alpino al fondo, dal motocross, al ciclismo al golf alla corsa quando studiavo negli Stati Uniti. I valori sono quelli che dovremmo seguire nelle nostre vite, nelle nostre aziende e mi auguro che il Paese sappia farli germogliare in ogni campo».

Gli fa eco Ivano Ferrarini, amministratore delegato di Conad Centro Nord, dove «è in squadra» fin dal 1989: «Non ho dormito per l’emozione: è una nuova esperienza che mi fa sentire parte di una comunità. Il 2026 non ha avuto un inizio facile per il nostro Paese e per il mondo intero, ma i valori dello sport sono quelli che dovremmo ricordarci e inseguire ogni giorno». Paola Storti non smette di sorridere lungo via Pisacane. Ricercatrice del laboratorio di Ematologia all’università di Parma e impegnata con Airc, corre «Per tutti i 5000 ricercatori della Fondazione che mi hanno passato il testimone e per tutti quelli a cui lo passerò io: la ricerca è come una fiamma che va sempre custodita». Era stato alla regia del viaggio della Fiamma a Torino 2006 e 20 anni dopo continua a correre Roberto Pagliuca: lo fa per la Fondazione Anna Mattioli che dal settembre 2021 si occupa di sostenere le famiglie dei bimbi malati: «Corro anche nel nome di Anna, portando avanti il suo insegnamento fatto di energia e vitalità». Quanto sono lunghi 200 metri? Forse non sono abbastanza, ma sono un bel passo verso un mondo migliore.

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