Sorbolo
Sorbolo Mezzani Il proiettile è ancora nel trave del capannone, dove si conficcò in novembre. Uno sparo solo, esploso verso l’alto al culmine di una lite, senza che ci fosse intenzione di colpire nessuno, ma sufficiente ad aprire in un’intera famiglia una ferita che ancora sanguina. Da una parte una madre e il di lei figlio, dall’altra il nonno che impugnò la pistola. Ora, l’anziano è stato condannato dal Gup a un anno e al pagamento di 1400 euro di multa, dopo un mese di carcere in via Burla e a un altro mese agli arresti domiciliari.
La lite avvenne in un’azienda agricola sorbolese. Non è dato sapere perché nonno e nipote - entrambi lavoratori integerrimi - abbiano litigato in modo tanto violento. A quanto risulta, al mattino del 3 novembre scorso, facendo valere la propria prestanza fisica, il giovane avrebbe fatto cadere il nonno durante una discussione. La miccia era accesa. Al pomeriggio – trovandosi di fronte figlia e nipote – il settantenne avrebbe dapprima brandito un pezzo d’aratro, per poi estrarre la pistola. A differenza di altre, regolarmente denunciate (il settantenne è un ex cacciatore), l’arma - una vecchia Rast - era detenuta illegalmente. L’agricoltore ha raccontato di averla trovata 50 anni prima e di non averla denunciata, temendo gli venisse sequestrata. Sarebbe stato meglio, se così fosse stato.
Con lo sparo, le minacce. «Questa è casa mia – avrebbe gridato l’agricoltore -. Se non ve ne andate entro tre mesi, vi ammazzo». Poco dopo, intervennero i carabinieri di Sorbolo Mezzani. Messa a fuoco la situazione, i militari chiesero rinforzi, per poi perquisire il capannone. In un armadietto venne recuperata l’arma, nel cui tamburo c'erano cinque pallottole, una delle quali esplosa. Saltarono fuori altre decine di proiettili e centinaia di cartucce da caccia regolarmente detenute, oltre a una spada e a un coltello di 30 centimetri. Il settantenne venne arrestato per detenzione abusiva di armi e munizioni, finendo indagato anche per minacce (aggravate, essendo verso i componenti del nucleo famigliare).
Subito l'arrestato si disse pentito e dal carcere scrisse una lettera di scuse a figlia e nipote. Di persona non potrà chiederle: deve stare a un chilometro dai familiari. E se dovesse incontrarli, deve astenersi dal rivolgere loro la parola. Un paio di volte alla settimana, inoltre, deve presentarsi ai carabinieri. Quasi scontato il ricorso.
Roberto Longoni
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata