mezzani
Pare che lavorasse anche bene: bravo a cancellare graffi e a raddrizzare cofani e parafanghi, per poi riverniciarli alla perfezione. Peccato che, a eccezione dei suoi clienti, nessuno sapesse della sua attività. Una carrozzeria in piena regola per quanto riguarda le apparecchiature, ma del tutto fuori regola per i permessi necessari.
A gestirla era un sessantenne di Mezzani, che, lavorando nell'ombra, era anche in grado di offrire ottime tariffe. Non è dato sapere da quanto risistemasse le auto altrui. Fatto sta che nell'ottobre del 2016 si vide entrare nel capannone i carabinieri. Alla richiesta di documenti che attestassero il suo permesso a esercitare la professione, lui bofonchiò qualcosa, prima di allargare le braccia: nulla aveva da mostrare.
Così, il capannone con tutto quanto conteneva finì sotto sequestro. E lui, il carrozziere abusivo, venne nominato custode di tutto quanto. Tuttavia, agli occhi di chi è abituato a raddrizzare lamiere i sigilli devono essere sembrati un misero ostacolo. E infatti presto vennero violati.
Tempo un mese, e i carabinieri tornarono a verificare come stessero le cose. La carrozzeria aveva riaperto, fantasma come prima.
All'interno, non c'era il proprietario, ma un altro uomo (su questo fatto l'avvocato Francesco Saggioro ha impostato la propria difesa). Nemmeno le attrezzature erano le stesse di ottobre: la bombola che alimenta la fiamma ossidrica, ad esempio, era stata sostituita con un'altra più piccola: segno che la prima era stata esaurita.
A carico del proprietario della carrozzeria abusiva scattò la denuncia per violazione di sigilli. Ieri, la sentenza. Il pm Elena Riccardi a carico del 60enne ha chiesto nove mesi di reclusione: di poco più mite il verdetto del giudice Francesco Guerino Gatto, che al carrozziere fai-da-te ha inflitto otto mesi e una multa di 150 euro.
r.l.
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