Noi e la DAD: FINALMENTE A CASA? Di Francesco Carpena - liceo Marconi
18 Novembre 2020, 08:47
Il 5 novembre mi è stato chiesto di scrivere un articolo riguardo la DaD. Paradossalmente, il
mio primo pensiero è stato "non so cosa scrivere". E questo ostacolo ha continuato a invadere il mio cervello per tutto il giorno. Uno studente delle superiori che non riesce a parlare di didattica a distanza sebbene ci sia immerso dentro? Si, esattamente. Il motivo è molto semplice: troppo tempo libero. Chiuso in casa per tre ore a scervellarmi sulla scrittura di questo articolo. Risultati zero. Questo è solo uno dei tanti problemi della didattica a distanza al 100%: lezioni poco efficaci, perdita della socialità, esposizione prolungata al computer, isolamento totale. Proviamo ad analizzarli uno per uno. Per iniziare, la comunicazione è in parte saltata: il professore non dialoga con una classe, bensì recita monologhi ad un apparecchio che dispone sul proprio schermo dei riquadri. Per non parlare, poi, dei problemi tecnici dovuti alla connessione, al sistema o all'inesperienza tecnologica di alcuni poveri professori. Insomma, la lezione ne risente parecchio. In seguito, nemmeno studenti di una stessa classe sono più in contatto tra di loro: in particolare, questo affligge gli alunni di prima superiore, che, non riuscendo a stringere legami affettivi, possono soltanto sentirsi spaesati di fronte a venticinque volti ignoti. Infine, a causa della chiusura di tutti i luoghi frequentati da studenti, la scuola era rimasto l'unico pretesto per uscire di casa: eliminata la scuola, l'alunno si trova incatenato dentro quattro mura, sommerso di compiti e dominato dalla noia. La frustrazione, o meglio la pazzia, non sono lontane. Non possiamo, tuttavia, negare che la DaD abbia i suoi vantaggi, tra i quali svegliarsi più tardi la mattina, oppure organizzarsi meglio nello studio, o addirittura concentrarsi sulle proprie passioni e sulla conoscenza di sé. Ma queste piccole illusioni non possono in alcun modo attenuare il danno enorme provocato a 2,5 milioni di studenti delle scuole superiori.