Di spalle, l'avevo guardato come si guardano i turisti, un cenno di saluto col capo, me l'aveva restituito, e si allontanava.
Venire in Liguria durante l'inverno, malgrado al paese possedessi una casa e una legnaia, era dunque un azzardo. Se il tempo era bello trovavo facilmente qualche giornata da fare in campagna, a bruciare sterpaglie, raccogliere le olive, presso qualche contadino amico, oppure porgere le pietre per rialzare un muro caduto. Ma se pioveva tiravo la cinghia e mi toccava andare a fregare un po' di cachi e arance negli orti. Quell'anno - l'anno in cui per la prima volta vidi l'uomo veloce - me ne stavo seduto sul gradino del carruggio accanto a un vecchio del paese, quando l'uomo passò veloce. Il vecchio, seduto accanto a me, mi diede di gomito e fece segno col mento.
«Quello lì che hai salutato è il padrone di non so quante televisioni».
L'uomo dal passo veloce sentì sicuramente perché accorciò il collo. Il tempo di farlo allontanare debitamente un altro po' e guardai il vecchio, gli chiesi chi era.
«Te l'ho detto, ha una catramina di televisioni, e i soldi come le scaglie... Ha comparato la villa dei Scenchi, a Luvaira, sai quella col parco?».
«Come no, ci passavo sempre d'inverno al ritorno da scuola, il pomeriggio tardi…».
«Da scuola?».
« Niente… E viene in ferie?».
«Certo, gli piace camminare, sempre a passo spedito. Ogni tanto si ferma a scambiare una parola, mi dice: allora, stiamo al fresco? E io gli dico che stiamo al fresco».
Cominciai a informarmi, a chiedere quando lo si vedeva, se più di mattina, quando si passeggia volentieri e il sole risparmia. Se frequentava i bar della valle, ma questo era impossibile, quella gente lì non va al bar. I ristoranti. No, neanche, doveva avere un cuoco e camerieri, seppi che a tutte le ore uscivano bande di filippini dal cancello di Villa Scenchi…
Quel cancello, d'inverno, da bambino avevo sempre così tanta paura a passarci davanti, ricordavo. Da chi conosceva le sue abitudini mi feci spiegare quali mulattiere prendeva di solito, misi assieme un bel po' di informazioni.
Erano più o meno le cose che m'aveva detto il vecchio: in agosto l'uomo veloce scendeva da Torino ogni venerdì sera e il lunedì mattina, all'alba, la grossa Audi grigia usciva dal cancello e si dirigeva verso lo svincolo dell'autostrada.
Io la sera me ne stavo nell'orto fino a tardi, seduto su una vecchia ceppaia di eucaliptus, a sentire le rane e parlare da solo. L'uomo è uno dei più grandi editori, mi dicevo, direttore e presidente di diverse televisioni e di un potente gruppo editoriale. L'uomo è tutto questo e trascorre le vacanze a Luvaira.
Era ormai di spalle. L'avevo guardato come si guardano i turisti, un cenno di saluto col capo, me l'aveva restituito. Non mi pubblicò mai ma ci scrissi questo racconto.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata