Alla stazione di Stresa il direttissimo delle 17 entrò con due ore di ritardo. Il contrattempo mise in difficoltà i passeggeri, anche Remo, trombonista jazz che in primavera passava un mese sul Verbano, dove suonava in località privilegiate.
La traiettoria si indirizzò all'uscio comunicante come a un richiamo. Ostrega che botto! ... Remo sbircia l’orologio: le due dopo mezzanotte. E immagina il vicino alzato, gli occhi sbarrati, che sibila minaccioso “avanti”…
Ma invece no, niente, non si sente una mosca. È fatta, via.
Un'ora più tardi è svegliato di soprassalto: una scarica di pugni, calci. Il vicino tempesta l'uscio divisorio e urla imbestialito “Allora? e allora, mondo schifo! quando arriva l'altra porcellona?!”
Remo salta dal letto col cuore a rotoli. Incapace di riprendere sonno, tenta di interpretare l’improvvisa irritazione del furioso.
La mattina, chino sul lavabo, "Bestia!" balbetta ancora insonnolito "sta a vedere che aspettava l'altra scarpa!".
Era andata sicuramente così: incollato l’orecchio all'uscio, il vicino aveva atteso che dopo la prima scamosciata arrivasse la seconda, e non mancava di logica.
Alla reception il direttore muto, color pece, dava un buongiorno scuro, appena con la testa.
Più tardi lasciò intendere che i clienti si lamentavano dei rumori. Casualmente Remo gettò un occhio al registro delle presenze e vide che il vicino nervoso era Ugo Perlini, un violoncelista, il marito della Camilla!
Li aveva sorpresi in dolce intimità, in casa sua, e conseguenza dell’adulterio si era buscato l’esaurimento…
Quasi in punta di piedi, prima di mezzogiorno Remo sloggiò.
Con l'aiuto di Georgette trovò da dormire in una palazzina dietro al giardino dell’asilo nido.
Una volta al giorno poteva anche studiare, concordando l'orario. Aperta la finestra, il trombone risuonava a piacere fra gli strilli dei giochi.
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