di MONICA BORETTINI
«Ignaro come un gatto, sì proprio così, anche se non te ne rendi conto: hai commesso una leggerezza imperdonabile» dico con voce di petto a mio fratello. «Sei ignobile. Non si gioca coi sentimenti delle persone e tu con quei messaggini fasulli stai illudendo Ginevra che non se lo merita”. Mio fratello Amedeo sembra un gatto: morbido e affettuoso ma sempre con le unghie di fuori, pronto a graffiare per poi andarsene. E' un abile illusionista e con le ragazze combina sempre un sacco di pasticci. «Attenta Chiara coi tuoi proclami - mi dice - non ti sarai dimenticata di tutte le volte nella vita che ti ho consolata». E mi accarezza la testa con dolcezza. Non posso dargli torto: essendo più piccola di lui, molto spesso mi ha appianato varie difficoltà. E' un fratellone inimitabile con tutti i suoi difetti. Un impunito. Ma fra di noi la retorica del complimento è stata soppressa: ci vogliamo bene e basta. E' l'ultimo giorno dell'anno e Amedeo si trastulla con auguri e carinerie varie alle sue amiche, una in particolare con cui sta chattando su whatsapp da quasi un'ora e non oso immaginare quale sorta di nefandezze possa scriverle, visto che la trova petulante e asfissiante pur essendo veramente carina e amante dei gatti... Mi torna in mente, a proposito di gatti, quello che Amedeo fece per me qualche anno addietro. L'ultimo giorno dell'anno la mamma preparava la tavola per gli invitati fin dal mattino con il servizio migliore e i segnaposto col vischio. Ero appena rientrata da un giretto di shopping con la nonna e me ne stavo sul divano a guardare i pacchettini scintillanti che suscitavano in me una grande gioia quando all'improvviso il campanello strillò imperiosamente.
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