l'intervista
Elio sarà protagonista questo mercoledì alle 21.00, all’Auditorium Paganini, del concerto «Quando un musicista ride», in una serata organizzata da Caos.
Come nasce questo progetto?
«È nato dal successo dello spettacolo precedente su Enzo Jannacci che si intitolava “Ci vuole orecchio”. Era un progetto che avevo realizzato per me stesso: non avevo nessuna ambizione, ma volevo portare sul palcoscenico le canzoni di Jannacci che a me piacciono da sempre e che non avevo mai avuto l’occasione di cantare. Volevo approfittare anche della collaborazione con Giorgio Gallione che è il regista di entrambi gli spettacoli. Lo spettacolo è stato un successo clamoroso e siamo andati avanti per tre anni con più di 150 date. Partendo da questo abbiamo pensato a uno spettacolo sempre su questa linea. Il titolo è ancora una canzone di Jannacci: “Quando un musicista ride”. Questa volta abbiamo fatto un passo avanti e canterò anche artisti vicini a lui come Cochi e Renato, Giorgio Gaber, i Gufi... c’è una favola di Umberto Eco e un sacco di roba strana. È una specie di ritratto della Milano di quegli anni».
Negli ultimi anni le è capitato spesso di esibirsi con diversi musicisti, anche in ambito classico, ma com’è salire sul palcoscenico con un’altra band?
«Sono gli stessi ragazzi che mi accompagnavano anche nell’altro e quindi siamo insieme da un bel po’ di tempo. È una sensazione bella: a parte il fatto che quando poi torno con gli “Elio e le Storie Tese” è come essere a casa, il fatto di suonare con altre persone è stimolante perché si entra in contatto con un’altra mentalità. Tutto è nuovo ed è interessante interagire con loro. È anche bello vedere come si appassionino alle stesse cose delle quali sono appassionato io: non è una cosa da sottovalutare perché mi dà la possibilità di fare bene anche quando mi ritrovo con le Storie Tese».
Cosa bolle in pentola, come impegni futuri?
«Il progetto che mi sta più a cuore è il Concertozzo, l’appuntamento annuale degli Elio e le Storie Tese: quest’anno sarà a Biella il 27 giugno. Stiamo già ragionando su quello del 2027 e ci sono ottime possibilità che si faccia proprio a Parma. Al Concertozzo stiamo sul palco per tre ore e vengono molti più spettatori: nell’ultimo a Bassano del Grappa c’erano più di 10mila persone e quest’anno punteremo a 15mila. La caratteristica principale, però, è che tutta la parte del cibo e del bere è gestita da associazioni che fanno lavorare persone autistiche, come PizzAut. Io ho un figlio autistico e, con il fondatore Nico Acampora, ci siamo accorti che il lavoro è un mezzo potentissimo per far migliorare questi ragazzi e dare loro la possibilità di una vita degna. La cosa più importante è che tutti gli spettatori, tutti e 15mila, vedano con i loro occhi e tocchino con mano cosa significano progetti come questo. Si sente sempre parlare di inclusione ed è esattamente quello che accade al Concertozzo».
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