inserto gusto - La Guida 2026 presentata a Parma
C'è un prima e c'è un dopo. Perché l'arrivo della stella Michelin nella vita di uno chef resta uno spartiacque. Cambiano i tempi, scanditi con frenesia dai social, mutano i gusti a colpi di contaminazioni, si moltiplicano i giudizi, le guide, i commenti, i pareri, ma alla fine la Guida Michelin resta il metro di giudizio sul quale - volenti o nolenti - si misura la carriera di uno chef e il prestigio di un locale.
Il ritorno di Michelin al Regio è una tappa di rilievo anche per Parma, città creativa Unesco per la gastronomia, che accoglie la platea di chef con le parole del sindaco Michele Guerra e degli assessori regionali Alessandro Mammi (Agricoltura) e Roberta Frisoni (Turismo) a ricordare che la food valley, e più in generale la prima regione per prodotti Dop e Igp, è la sede ideale per la cerimonia officiata da Giorgia Surina, conduttrice sul palco, e scandita dagli interventi in video di Gwendal Pullennec, direttore internazionale Guide Michelin.
E se la Guida 2026 significa anche premi speciali, stelle verdi per i locali orientati al progresso della ristorazione e selezioni speciali «Passion Dessert» per chi sublima i dolci, è inutile nascondersi che l'emozione che vibra fin dall'ingresso nel foyer è quella degli chef alla caccia della prima stella e di quelli affermati ma ansiosi di sapere confermato il proprio status. Sono urla liberatorie quelle che accompagnano la prima stella di giovani chef (gli applauditissimi Mattia Pecis di Cracco Portofino e Gian Marco Bianchi del Madrigale a Tivoli oltre alla stella vincono anche rispettivamente lo Young Chef Award e l'Opening of the Year). È emozione vera quella di Francesco Sodano - Famiglia Rana, Oppiano (Vr) - e di Davide Guidara - I Tenerumi, Vulcano (Me) - che raggiungono la seconda stella. È addirittura apoteosi per Michelangelo Mammoliti che aggiunge la terza stella al suo La Rei Natura a Serralunga d’Alba coronando una scalata iniziata con la prima stella proprio a Parma quasi dieci anni fa. Alle sue spalle il gotha della nostra cucina sta già festeggiando la conferma delle tre stelle (ce l'ha meno dell'1% dei ristoranti censiti da Michelin nel mondo), lo status della grandezza nel quale gli chef viaggiano ormai oltre i fornelli, sui binari del divismo. Da Antonino Cannavacciuolo (fotogratissimo) a Heinz Beck che mette al petto il titolo di Mentor Chef sorridono 14 volti noti, notissimi, ambasciatori del gusto e della ricerca. E del Pil, visto che le stelle muovono circa mezzo miliardo di euro solo in Italia.
Quello che non si vede sotto i riflettori del Regio è il rovescio della medaglia di una selezione tanto sofisticata quanto spietata. Se le stelle complessive salgono di un'unità a quota 394 grazie all'ingresso di 22 nuovi stellati significa che per strada si sono perse 21 eccellenze. C'è chi ha chiuso i battenti, chi sta ristrutturando, chi perde la seconda stella (Miramonti L'Altro), chi esce addirittura dal firmamento dopo averne fatto la storia, ad esempio Casa Vissani in Umbria e Arnaldo - Clinica Gastronomica a Rubiera, per stare dalle nostre parti. Confermatissime invece le stelle di Parma, l'Antica Corte Pallavicina con Massimo Spigaroli e L'Inkiostro con Salvatore Morello.
Se conquistare la stella è difficile, mantenerla è ancora più arduo perché tra i criteri con cui gli ispettori Michelin - rigorosamente in incognito - valutano i locali oltre alla qualità dei prodotti, alla padronanza di sapori e tecniche, alla personalità dello chef e al rapporto qualità-prezzo c'è la coerenza tra le visite, ovvero la capacità di mantenere lo standard nel tempo. Un lavoro che non si ferma mai e che l'App Michelin monitora in tempo reale: quest'anno, fino a settembre, sono stati inseriti 125 nuovi ristoranti.
Di questa edizione parmigiana 2025 resterà anche il bel pensiero di vicinanza che Josephine Di Chiara - responsabile comunicazione Italia di Michelin - manda dal palco del Regio ad Antonia Klugmann, prima donna giudice di Masterchef: il suo ristorante stellato «L'Argine a Vencò» a Dolegna del Collio è finito sott'acqua investito dalla furia del maltempo in Friuli Venezia Giulia. Rialzarsi sarà una sfida più dura di quelle in cucina. Ma gli chef sono tosti. Parola di Michelin.
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