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Il futuro del «Verdi»

L'aeroporto? Fa volare il turismo e traina l'economia

Il "valore" dello scalo a pieno regime: fino a 500 milioni di euro di Pil

L'aeroporto? Fa volare il turismo e traina l'economia

14 Settembre 2022, 03:01

«Famosa in tutto il mondo come capitale della gastronomia, Parma fa di arte, cibo e cultura un tridente attrattivo che attira turisti da ogni parte».

A dirlo è il sito Emilia Romagna Turismo che poi, giustamente, racconta con trasporto i tanti «capolavori artistici», la inserisce «tra le capitali della musica» e si dilunga sulla «tradizione gastronomica». Tutto bene quindi? Fino ad un certo punto.

Si, perché poche righe più sotto lo stesso sito alla voce «come arrivare» in città suggerisce auto, bus e treno. E l'aeroporto «Verdi»? Non pervenuto.

Una dimenticanza? Può darsi, ma in un momento come questo - nel breve periodo quello del Settembre gastronomico e del Festival Verdi mentre sul lungo si deve ragionare sulla ripresa post Covid e la grave crisi che incombe sull'economia globale - pensare che una infrastruttura così importante e attrattiva non venga neppure menzionata da chi dovrebbe puntare a far crescere il turismo lascia piuttosto perplessi.

Sia chiaro: non è questione di campanilismo, non è smania di apparire. Qui si ragiona, molto più prosaicamente, in termini di ritorni economici e sociali.

Questo perché un aeroporto, oltre che una striscia di asfalto e una torre di controllo, è «un agente di marketing territoriale». Ovvero, come spiega una autorevole rivista del settore giuridico economico, «ha la funzione di attrarre investimenti e, attraverso i collegamenti aerei, garantire il diritto del cittadino alla mobilità contemplato in Europa, nella Carta dei diritti dell’Unione europea».

Potrebbe suonare come un concetto troppo complesso e fumoso. E allora proviamo a tornare con i piedi per terra, tralasciando le alte istanze dell'Unione, limitandoci ai più banali conti sul taccuino. Quelli che alla fine, però, fanno capire che Parma, ma non solo, da un aeroporto che funzioni e macini passeggeri ha solo da guadagnare.

«Il nostro territorio ha urgente bisogno di forme di collegamento con il resto del Paese e del mondo. Lo sviluppo dello scalo è fondamentale per la crescita della nostra provincia con il suo importante tessuto produttivo e le attività economiche legate al turismo», ha di recente, non a caso, dichiarato il presidente della Provincia di Cuneo, Federico Borgna. La sua è solo una mania di grandeur sabauda?

Pare proprio di no se nello stesso periodo il vice sindaco di Catania, Roberto Bonaccorsi – quindi ben lontano dalle Langhe e dalla provincia Granda – in un convegno ha scandito che «la sinergia tra un Comune e il suo aeroporto è fondamentale per lo sviluppo del territorio, per l’economia e per la ricaduta occupazionale».

Una sfacciata dimostrazione di orgoglio isolano? Neppure questo pare probabile se un governatore molto amato come Luca Zaia non ha esitato a mettere nero su bianco che «gli aeroporti sono i nostri gioielli, da sempre parte attiva della storia di successo del turismo Veneto. Se non ci fosse un sistema aeroportuale come quello del Nord Est, non saremmo la prima regione in Italia per presenze turistiche e non saremmo la più grande industria per fatturato».

Insomma, dalle terre del Barolo e del Prosecco a quelle del Barocco si percepisce un grande interesse per quello che vola e che gravita intorno agli scali. E, dettaglio non trascurabile, non si parla solo di hub: il discorso vale per infrastrutture di qualunque livello.

Di nuovo, per capirne le ragioni, occorre guardare i bilanci: uno studio lombardo ha stabilito che la presenza media di un turista arrivato in un aeroporto regionale è di circa quattro giorni per i visitatori internazionali e di circa tre per quelli che arrivano dall'Italia. E soprattutto che la spesa media giornaliera si aggira intorno ai 400 euro per gli stranieri e 315 euro per quelli italiani. Alla fine dell'anno, fatte le opportune moltipliche, sono soldi, parecchi, che restano sul territorio.

Ecco perché chi lo ha colto fa di tutto per accaparrarseli visto che, altro dato interessante, molti Paesi si sono da tempo attrezzati: in Spagna, secondo le statistiche ufficiali, circa l’80% dei turisti arriva con l'aereo, contro il quasi 40% per l’Italia. Inutile dire che questo spiega l'attenzione e gli investimenti fatti per la rete del trasporto aereo in quel Paese.

Ma non solo incassi: gli addetti ai lavori da tempo ormai hanno analizzato il contesto arrivando a definire che l'aeroporto, per un territorio non è solo una struttura operativa ma un «centro di attività economiche diversificate». Anche qui, traducendo, si può dire che gli scali da tempo stanno ridisegnando la geografia del territorio urbano, come fecero in passato le stazioni ferroviarie.

«L’aeroporto è in grado, attraverso l’offerta di voli, di facilitare lo sviluppo delle attività turistiche nel territorio presso il quale insiste; essi possono essere intesi come centri intermodali, dotati di una forte attrattività per utenti anche non correlati al trasporto aereo. Oltre che uno strumento di sviluppo occupazionale».

Lavoro, ricchezza, collegamenti e quindi relazioni: questo spiegherebbe perché, almeno secondo i sondaggi di Demopolis, agli italiani piace volare anche visto che per loro l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro.

Ma nonostante la simpatia per i jet è curioso il fatto che resista una percezione per cui compagnie aeree e aeroporti siano poco green e abbiano un ruolo marginale nel creare posti di lavoro.

Ecco perché può succedere allora che si finisca per scrivere che a Parma si arriva in bus e in macchina ma non in aereo. Certo, nessuno può toccare o rubarci il Correggio, il Romanico e il prosciutto anche se scompare il «Verdi». Il problema è che a forza di dimenticare le proprie risorse, alla fine, ci si rimette sempre.

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