Riconoscimento
L'essenziale è invisibile agli occhi, si sa. Ce lo ha spiegato bene quella volpe di Saint-Exupéry. Non stupisce allora che il canto lirico italiano possa diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità. C'è il primo “via libera”: lo ha annunciato il sottosegretario alla Cultura Gian Marco Mazzi.
«L’Organo di valutazione internazionale deputato ad esprimersi sulle proposte di candidatura Unesco ha dato parere favorevole a nominare il canto lirico italiano nella lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità - spiega Mazzi - Si tratta di un primo esito tecnico, fondamentale per la dichiarazione ufficiale di iscrizione, che spetterà ai Paesi membri del Comitato intergovernativo che si riunirà in occasione della XVIII sessione, in dicembre in Botswana».
Dietro il linguaggio burocratico, c'è una certa soddisfazione: «È una comunicazione che ci riempie d’orgoglio - dice Mazzi - a fronte dell’impegno che stiamo profondendo come governo per la valorizzazione internazionale del nostro patrimonio culturale. Tradizione e creatività sono le espressioni che caratterizzano l’Italia nel mondo». Tra i ringraziamenti il Sottosegretario cita «il Comitato per la salvaguardia dell’arte del canto lirico italiano che ha collaborato fattivamente a questo percorso».
E tra i membri del Comitato promotore, in qualità di presidente dei “Teatri italiani di tradizione”, troviamo proprio il sovrintendente del Regio di Parma, Luciano Messi. E' evidente che per il Regio, per Parma, per le Terre Verdiane sarebbe una “medaglia”. Ma il momento suggerisce scaramanzia e prudenza. Messi si limita a commentare che «è un importante passo avanti, in un percorso che mi vede coinvolto nel Comitato promotore. Attendiamo ora fiduciosi l’esito finale, che rappresenterebbe un riconoscimento di assoluto valore per l’Italia e per le nostre comunità».
Per Massimo Felici, direttore del Conservatorio «Boito» questa aspirazione è «corretta perché l'opera italiana rappresenta una sintesi assolutamente unica di letteratura, teatro, arte, sociologia. È un linguaggio che ha talmente attecchito che è arrivato a conquistare anche terre con culture diverse». Non è un caso se al Conservatorio «Boito», il secondo per dimensioni del Nord Italia, dopo Milano, con circa un migliaio di studenti, vengano a studiare canto lirico, allievi dall'Italia e dall'Europa ma molti dall'Oriente, Corea Cina e Giappone in testa.
Mara Pedrabissi
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