Teatro Regio
Il 23 gennaio il Teatro Regio di Parma darà il via alla Stagione lirica con una proposta tra l'evento storico e la sfida contemporanea. In scena «Orfeo ed Euridice» di Christoph Willibald Gluck, un'opera che non solo segna un ritorno dopo lungo tempo - l’opera manca dal palcoscenico ducale dalla stagione 1986-'87 - ma che riallaccia un filo con le radici stesse della città.
Il legame storico
Parlare di «Orfeo ed Euridice» a Parma significa evocare un periodo culturale straordinario. Fu proprio qui, nel 1769, che l’opera ebbe la sua prima rappresentazione italiana. La temperie dell'epoca l'ha ben ricostruita il nostro critico musicale Gian Paolo Minardi, sulle pagine culturali della «Gazzetta» di giovedì, in un ampio articolo dedicato alla “riforma” dell'opera attuata da Gluck, alle strette relazioni tra il compositore, la Corte di Parma e il ministro Du Tillot. Un'epoca in cui Parma era un laboratorio intellettuale europeo.
Il bianco e nero di Neshat
La vera attesa è per la veste visiva di questa nuova produzione. La regia è infatti affidata a Shirin Neshat, artista iraniana-americana di fama mondiale, Leone d’Argento alla Mostra del cinema di Venezia nel 2009, nota per la potenza iconografica dei suoi lavori fotografici e cinematografici. Neshat porta a Parma la sua estetica concettuale, scegliendo di tradurre il mito in un linguaggio visivo rigorosamente in bianco e nero. Il racconto è completato da filmati, sempre in bianco e nero, girati nelle scorse settimane in città.
Scrive Neshat nelle sue note di regia: «Quando il direttore artistico del Regio Alessio Vlad mi ha proposto di dirigere “Orfeo”, ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me. Orfeo è ricco di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, mondo e inferno, magia e realismo e, infine, coscienza e subconscio. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero per incarnare alcuni di questi paradossi, ma anche per rimanere fedele al mio stile caratteristico, in cui i contrasti tra i diversi elementi di una storia sono sottolineati in termini visivi. Insieme al mio meraviglioso team, in particolare alla drammaturga Yvonne Gebauer, abbiamo trovato la nostra interpretazione e il nostro linguaggio visivo per “Orfeo ed Euridice”. Nella nostra interpretazione Orfeo non appare come una figura mitologica, ma come un essere umano in conflitto tra il proprio ego, il narcisismo e l’amore incondizionato per sua moglie Euridice. Orfeo rimane completamente distrutto quando deve affrontare la perdita di Euridice, morta suicida. Orfeo cade in una crisi esistenziale e non è più in grado di distinguere tra illusione e realtà, vita e morte, innocenza e colpa. Questo disorientamento gli apre uno spazio immaginario e gli Inferi si trasformano in un paesaggio di coscienza e giudizio, dove Orfeo si ritrova in un bizzarro processo, incontrando le ombre di se stesso, i ricordi, la mortalità e le prove delle sue colpe. Alla fine, il passaggio di Orfeo attraverso gli Inferi diventa un viaggio nell’oscurità, nel dubbio, nel dolore e nei limiti umani. Euridice, invece, tormentata dalla perdita del figlio e dalla crudeltà e incapacità del marito di piangere questa tragedia, si getta nella morte. Successivamente, quando Orfeo, in un tentativo disperato e con l’aiuto magico di Amore, appare negli inferi per liberare Euridice, lei torna esitante alla vita solo per ritrovarsi disillusa e sopraffatta dall’assenza di suo figlio. Quest’opera inizia e finisce con film muti in bianco e nero che aggiungono un altro livello narrativo, offrendo uno sguardo per lo più intimo sui personaggi e sulla relazione tra Orfeo ed Euridice».
Incontri con la regista
Per approfondire la conoscenza con la regista iraniano-americana ci saranno due momenti: martedì 20 gennaio alle 18 al Ridotto del Regio con la moderazione di Michele Guerra, giovedì 22 all'Auditorium Paganini alle 18 per «Mi prendo il mondo».
Prima che si alzi il sipario
«Orfeo ed Euridice» verrà presentata oggi alle 17 nell'appuntamento consueto di «Prima che si alzi sipario» a cura di Giuseppe Martini, con la partecipazione dei cantanti del Conservatorio Boito coordinati da Donatella Saccardi (Ridotto del Teatro Regio, ingresso libero). La prova under 30 è fissata per lunedì alle ore 20 mentre la prova generale aperta si terrà mercoledì alle 15.30. Dopo il debutto del 23 gennaio, l'opera tornerà in scena domenica 25, giovedì 29 e sabato 31. Nel cast Carlo Vistoli (Orfeo), Francesca Pia Vitale (Euridice), Theodora Raftis (Amore). Fabio Biondi dirige la Filarmonica Arturo Toscanini e il Coro del Teatro Regio preparato da Martino Faggiani.
Mara Pedrabissi
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata