QUI Tardini
In queste ore si tratta di capire, prima di tutto a Collecchio, ma, perché no, anche fuori dallo spogliatoio, che cosa ha fatto la differenza tra una gara mal giocata come quella di Benevento e una ben giocata come quella di Brescia. La prima cosa che viene in mente è che, in piena emergenza tra acciaccati e «puniti», Pecchia ha varato un centrocampo a tre, sia pure spurio, e la cosa ha funzionato. Ma non può bastare perché ad esempio nel primo tempo di Cagliari il Parma è stato ancora meglio che a Brescia e l'assetto era il solito. Conta allora il fatto di andare in vantaggio o in svantaggio? Nel primo caso l'avversario si allunga per pareggiare, nel secondo si chiude per difendersi. Certo che sì, ed è un fatto che il Parma non ha ancora vinto una partita in cui sia andato sotto nel punteggio. Diciamo poi che un bel progresso sarebbe avere innanzitutto continuità di applicazione, trattare cioè tutte le avversarie e tutti i momenti della partita con la stessa intensità e attenzione.
Dopo di che anche oggi contro una Spal male in arnese e senza quel Moncini che ricordiamo letale nel Cesena quattro anni fa, al Parma mancheranno non uno ma tre centravanti. Cosicché Pecchia avrà tre scelte: ripetere la mossa di Vazquez falso nueve, lanciare in quella posizione Bonny, o riciclarvi un Tutino ormai esterno in pianta stabile. La più probabile è la prima, nella speranza che il Mudo ritrovi confidenza con il gol avendo la possibilità, con tre centrocampisti alle spalle, di spostare le sue energie un po' più sulla fase offensiva.
La Spal sin qui è stata poca cosa e la mossa del presidente Tacopina di sostituire il navigato Venturato con il più glamour e moderno De Rossi non ha ancora pagato: l'esonero è arrivato dopo 8 giornate in cui gli estensi avevano fatto 9 punti ed erano 14esimi. Oggi, dopo altre 9 gare, i punti sono solo 17 e la posizione la 17esima. E' anche vero che nella sue peculiarità la serie B ha quella di poter aspettare a lungo le squadre che stentano, l'importante è però calibrare le ambizioni. Se la Spal si accontentasse di salvarsi non ci sarebbero particolari ansie a questo punto, ma il patron yankee dei ferraresi in estate pareva avere altre mire.
Cosa chiedere allora oggi al Parma? Semplice: un approccio volitivo, una aggressività costante, la lucidità e la pazienza per venire a capo anche della prevedibile densità avversaria davanti all'area. Andiamo ripetendo che per salire in A diretti servono almeno 19 vittorie. Finora il Parma solo una volta (Ascoli-Frosinone) ne ha inanellate due di seguito ed è ora di ripetersi e magari migliorarsi poi a Venezia. Le avversarie sono «giocabili», non sanno barricarsi, e allora perché non approfittarne?
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