ROBERTO LONGONI
L'amara scoperta, gli inquilini la fecero a fine agosto 2015. Una doccia fredda alla quale però rischiava di mancare anche l'acqua. Un bel giorno si presentarono i tecnici dell'Iren ad annunciare che di lì a poco al grande palazzo dall'architettura imponente e squadrata sarebbero state tagliate tutte le utenze. L'inverno quasi bussava al portone, e la prospettiva era di passarlo al buio e al gelo, senza un calorifero in funzione né un fornello per cucinare né una lampadina accesa. Loro, le 55 famiglie del condominio Moderno di viale Fratti, convinte di aver pagato regolarmente tutte le bollette di luce, gas e acqua, in realtà scoprirono di essere in bolletta. O almeno che lo fosse il condominio, dal cui conto corrente si ritiene siano spariti 180mila euro. Molti degli abitanti di quegli appartamenti sono anziani, con pensioni tutt'altro che d'oro. Pagare conti che si ritenevano già saldati fu un imprevisto che mandò in crisi chi vive stando attendo a non scialacquare. Roba da perderci il sonno. Qualcuno dovette chiedere un prestito ai parenti. Altri, per continuare ad accendere il riscaldamento, si ritrovarono ad accendere un mutuo in banca. Difficoltà per le quali, oltre ai danni materiali, c'è chi ha chiesto i danni morali.
Analogo discorso per un altro condominio, il Ma Maison di Tizzano, dove alla fine si sarebbe scoperto un buco nei conti di 110mila euro. Ammanco inferiore al primo, d'accordo, ma inferiore era anche il numero degli inquilini per il quale dividerlo. Un filo comune legava i due condomini distanti tra loro e almeno altri quattro in città (che avrebbero lamentato «sorprese» meno onerose): l'amministratore. Tra loro anche il condominio Italia, di viale Milazzo, nei cui conti si sarebbe scoperto un buco di 35mila euro. Tutti erano gestiti dalla stessa società, formata da Fausto Buia, 84 anni, e dalle figlie Monica, 52 e Federica 49. I tre si sono ritrovati alla fine accusati di essersi intascati negli anni i versamenti di decine e decine di clienti per oltre 400mila euro in totale.
Tra loro anche gli inquilini di un paio di condomini che hanno rimesso la querela, dietro la promessa di risarcimento volontario del danno. Per i loro capi d'imputazione, è stato lo stesso pm Rino Massari a chiedere l'assoluzione, trovando d'accordo il giudice Giuseppe Monaco. Per gli altri casi, invece, si è proceduto per appropriazione indebita, al termine di indagini tutt'altro che semplici, con giri di danaro che passavano da un conto all'altro, perdendosi infine chissà dove. Una vicenda che ha avuto il proprio epilogo nel febbraio del 2016. Le prime tracce di sospetto risalirebbero al lontano 2009, quando era ancora soprattutto Fausto Buia a gestire i condomini. A lui sono poi subentrate le figlie (una delle quali, Federica, è stata condannata in primo grado a un anno nel dicembre scorso per appropriazione indebita di 26mila euro ai danno dei residenti del palazzo in piazzale Boito 1, il cosiddetto palazzo dei giudici di pace).
Su richiesta degli avvocati di parte civile Francesco De Luca e Monica Alpini, il primo legale del condominio Moderno e l'altra di Ma Maison (mentre i due inquilini del condominio Italia che hanno deciso di costituirsi parte civile erano rappresentati da Michele Villani), il giudice Monaco mesi fa aveva disposto il sequestro conservativo di due beni immobili appartenenti ai tre imputati, per un valore complessivo di circa 150mila euro.
Soldi che potrebbero servire a pagare le provvisionali che Monaco ha deciso siano versate alle vittime: «anticipi», in attesa che la questione venga giudicata anche in sede civile. Al condominio Moderno spettano 30mila euro, 15mila a Ma Maison e 5mila ai due inquilini di viale Milazzo. Questa la parte pecuniaria della sentenza al termine del processo di primo grado, alla quale vanno aggiunte le multe da 1.300 euro inflitte a ognuno dei tre. Su questo fronte, Monaco è stato meno severo di Massari, che aveva chiesto multe comprese tra i 2.400 e i 2.600 euro. Nel capitolo detentivo, però, il giudice non ha riconosciuto attenuanti e nel verdetto è andato, pur se di poco, al di là dei conti del pm che aveva chiesto due anni e 4 mesi per Fausto Buia e due anni e sei mesi per le figlie. Monaco ha infatti stabilito la stessa pena per tutti e tre: due anni e mezzo, con la pena sospesa per il padre, a causa dell'età. A nulla è servita la difesa della figlia Monica che, fornendo spontanee dichiarazioni in aula, ha provato a spiegare quei giri di denaro con la necessità di usare i fondi di un condominio per coprire provvisoriamente gli ammanchi di un altro. Ma il risultato finale era comunque una cifra con il segno meno davanti.
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