LIBRI
Lo hanno chiamato il Capitano, il Dottore, Sua Emittenza, il Cavaliere (e il Cavaliere mascarato), il Caimano. È l’uomo che ha segnato – nel bene e nel male – trent’anni di storia politica italiana, mezzo secolo se si allarga il discorso alla Fininvest, alle imprese in campo edile, alle reti televisive, al Milan. Amato e odiato, ha spaccato lo Stivale in due, si era (e si è) con lui o contro di lui. Talmente celebre da essere, semplicemente, B: il titolo del libro appena uscito, scritto da Vittorio Testa, uno che Berlusconi lo ha conosciuto, frequentato, inseguito, pedinato, intervistato forse come nessun altro.
Un giorno che non dimenticherà mai, Testa – allora capocronista nella redazione milanese di «Repubblica» – riceve una telefonata da Eugenio Scalfari: «Ti affido Berlusconi, voglio che tu lo segua come un’ombra, in ogni dove, giorno e notte». Non siamo ancora alla “discesa in campo”, al video che comincia con l’indimenticabile «L’Italia è il Paese che amo». «Che fortuna – commentano diversi colleghi in redazione – girerai il mondo in tutta tranquillità». Non va proprio così: per nove anni, dal 1991 al 2000, la sua vita è sconquassata e assorbita dai ritmi frenetici di Berlusconi, tra discorsi, annunci, smentite, inchieste, processi, accordi, liti, colpi di scena. Con un particolare non proprio insignificante: «Repubblica» è sempre stato il giornale nemico di Berlusconi per antonomasia: il che non rende proprio facile la vita dell’inviato-segugio. Ma sono stati anche dieci anni per molti versi impagabili, tra tanti scoop e qualche buco (per i non giornalisti: si prende un buco quando i giornali concorrenti pubblicano una notizia che tu non hai). Dieci anni ricchissimi, professionalmente e umanamente.
Spulciando tra i suoi vecchi taccuini, Testa ha rispolverato ricordi e aneddoti gustosissimi. E ne ha ricavato un libro succulento: tanto arrosto e poco fumo. Con la penna, sempre molto ispirata, che i lettori della «Gazzetta» conoscono bene, da sette anni a questa parte, grazie agli apprezzatissimi editoriali, ai corsivi, ai Colpi di Testa.
«Temibile concorrente» lo definisce, nell’affettuosa prefazione, l’ex direttore del «Corriere» Ferruccio de Bortoli. Mettendo subito in chiaro la grande stima per il collega e l’ammirazione per la sua correttezza professionale: «Vittorio Testa è stato per tanti anni un grande inviato di “Repubblica”. […] Ma non ha svolto il ruolo di ambasciatore di una “potenza mediatica” ostile al mondo berlusconiano, né ha vestito i panni dell’osservatore parziale, prevenuto. Ha fatto “semplicemente” (le virgolette andrebbero rafforzate) il cronista. Attento alle notizie alle quali non ha mai contrapposto le ragioni di schieramento politico del suo giornale. E nemmeno le sue intime convinzioni». È (meglio: dovrebbe essere) l’abc del bravo cronista, Testa lo sa da quando ha imparato a fare le aste nel mondo del giornalismo, con un maestro come Lino Rizzi, bassaiolo bussetano come lui, e non ha mai dimenticato la lezione.
Non è una biografia, non è un saggio, non è un diario. Ma è un po’ tutte queste cose insieme: capitolo dopo capitolo, il lettore entra nel dietro le quinte dell’universo Berlusconi, capisce l’uomo, non solo il politico. La sua forza e le sue debolezze. L’infanzia non facile all’Isola, che oggi è un quartiere trendy di Milano, ma quando ci è cresciuto Berlusconi era piuttosto malfamato (e lui dormiva in un divano-letto in salotto), l’importanza del padre Luigi nei primi passi della carriera, l’affetto infinito per mamma Rosa (impagabile il capitolo in cui Testa racconta la lunghissima intervista che le fece). Il bisogno spasmodico di sentirsi elogiato (che «lo renderà vulnerabile – spiega Testa –. Ne approfitteranno in molti»).
Intelligente e empatico, Berlusconi capisce presto che l’inviato di «Repubblica» è una persona perbene (semmai è deluso, e glielo dice, perché «ho capito che mi stima ma non mi ama»). Insistente, spesso pedante – come l’incarico ricevuto da Scalfari richiede – ma corretto sempre.
Correttezza ripagata con dichiarazioni esclusive e confidenze: ma quanta fatica per ottenerle! Negli anni d’oro, quelli delle vittorie alle elezioni e di una vitalità esplosiva, Berlusconi gioca di continuo con i cronisti: sempre pronto a lamentarsi per essere seguito ovunque, ma anche a deplorare l’assenza del codazzo, le volte in cui i giornalisti decidevano di rispettare il suo invito alla privacy: «Dove eravate? Era una cosa importante!».
Pedinamenti spesso avventurosi – in scooter a tutta birra per Roma per seguire l’auto blu, in moto a Arcore per presidiare tutti gli ingressi della villa («So di essere causa di sacrifici enormi, che pesano anche sulle vostre famiglie», si scusa spesso il Dottore) – alternati a comodissimi passaggi sul jet privato. Viaggi alle Bermuda a caccia di un’intervista esclusiva e in giro per l’Italia in campagna elettorale, in Europa per le apparizioni/esibizioni all’Europarlamento.
È quando si spengono i riflettori che emerge l’umanità di Berlusconi. Quella che, in fin dei conti, conquista anche l’esigentissimo Vittorio Testa: «Dottore, mi creda – scrive nella Lettera a B introduttiva –: non ho intenti di moralista, non ne ho il diritto. Lei mi è simpatico, non l’ho mai votata, ma la stimo».
Ci sono le donne di Berlusconi, dai due matrimoni al caso Ruby, alla stima delle amanti che ha avuto (per i curiosi: secondo i conteggi citati da Testa, sarebbero 126).
Ci sono i duelli con Occhetto e con Prodi, gli scontri con Scalfaro («È mio nemico, anzi di più: è un nemico della democrazia») e con Dini («Il traditore che si è venduta l’anima al diavolo comunista»), la guerra (bidirezionale) con la Procura di Milano. I rapporti altalenanti con Bossi. Prima è un amico e un alleato fidato, poi un nemico acerrimo («Il Vanna Marchi della politica», dice Berlusconi. E Bossi: «Berlusconi è l’uomo della mafia, un palermitano mandato su apposta per fregare il Nord»). Quindi la pace, dopo cinque anni di gelo e insulti. «Nella vita si impara» dice, conciliante, il Senatùr. E Berlusconi: «Anch’io sono cambiato, da quel ’94 sono molto maturato».
Una sintesi del personaggio? Impossibile. Anzi, no. Ci prova Testa: «Vitalissimo uomo di intelligenza fulminea, narciso e tracimante di un’autostima eccezionale, permaloso come un bambino, compagnone da festa spensierata, facile a commuoversi, convinto del suo fascino, generoso con gli amici, perfino con i nemici». Detto da lui, c’è da fidarsi.
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